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Monday, September 29, 2008

Bambinità e adultezza

Il tempo non promette niente di buono su via Saliceto, il che spinge qualcuno ad accendere un fuoco per sbarazzarsi di paglia e erba secca prima che incominci a piovere.

Le fiamme attaccano, ma poco dopo è chiaro che l'estensione e la quantità di combustibile sono tali da rendere l'incendio incontrollabile.

La mezza stagione inoltre, fa sì che si sviluppino delle spaventose cortine di vento, delle vere e proprie trombe d'aria, pronte a distruggere tutto ciò che troveranno sul loro cammino.

La scena quindi è apocalittica: un immenso ammasso di paglia per altezza e estensione che, bruciando, diventa nero e tante minacciosissime trombe d'aria che, vorticando, raccolgono la paglia che brucia e diventano nere a loro volta.

Gli spettatori che si trovano sul luogo, presi dalla paura cercano un rifugio sicuro e vicino, per tentare di scampare alla terribile calamità.
Lo trovano in una casa colonica poco distante, la mia casa colonica, quella in cui ho vissuto fino a pochi anni fa.

Tutti entrano, me compresa, e cercano riparo alla bell'e meglio: chi nel sottoscala, chi nella loggia, chi in cucina.

Io invece entro in bagno (che, per la cronaca, non esiste più dato che i nuovi proprietari lo hanno demolito) e mi chiudo la porta alle spalle, sperando che tutto finisca il più in fretta possibile. Da dietro la porta si sentono i rumori peggiori, muri abbattuti dalla forza del vento, grida disperate, cocci che si infrangono.
Il bagno quindi, si rivela la stanza più sicura.

A un certo punto, spinta dalla curiosità di vedere com'è il cielo, apro la finestra -a piano terra- e nella tempesta che infuria, scorgo tre bambini vicino al muro, spaventati ma sani.
Due sono i miei cugini, ma non come sono ora, bensì bambini, il piccolo di al massimo tre anni, il grande di cinque o anche meno. Senza indugio li prendo in bagno con me.
Mentre sto per afferrare il terzo bambino, mi accorgo che è una bambina, e mi accorgo anche di essere io da bambina. Dopo un attimo di riflessione, dico alla me stessa bambina che visto che io sono adulta e sono in bagno, non c'è motivo che debba mettere al riparo anche lei, perciò la lascerò fuori. La me stessa bambina annuisce non troppo contrariata e io chiudo la finestra.

Pochi minuti dopo il tornado sembra essere finito e io mi avventuro fuori dal bagno, illesa, per vedere i danni provocati e sapere se gli altri sono illesi a loro volta.

Continuo a sentire urla terribili e il primo umano che vedo è disteso su macerie, ferito e quasi dissanguato. Guardo meglio e vedo che è Cula, l'amore della mia infanzia, che sta lì morente senza che nessuno ormai lo possa salvare.

Poco più avanti, scorgo uno uomo, a cui chiedo come stanno gli altri che cercavano riparo. Mi risponde che due mie amiche sono in coma, senza alcuna speranza di sopravvivere. Lo stesso uomo mi fa anche pesare il fatto che mi sono chiusa in bagno senza far entrare nessun altro.

Con ansia e malessere, finalmente mi sveglio.

Mi sto interrogando su questo sogno da giorni.
Pur avendo trovato interpretazioni interessanti, preferisco quella che mi ha dato mia mamma, nota studiosa dell'argomento, un pigro venerdì pomeriggio:

Innanzitutto il fuoco è un noto elemento di purificazione, che generalmente sancisce un rito di passaggio; il vento invece significa che devo affrontare dei conflitti di varia natura.

La casa, ho scoperto, è la rappresentazione della personalità di chi sta sognando, mentre il temporale è la rappresentazione dell'inconscio (questo me l'ha detto l'altra studiosa di attività onirica della famiglia, mia sorella).

Ma veniamo al succo.
Il fatto che io porti in bagno (che rappresenta la necessità di purificazione) i miei cugini (che in quanto bambini significano che ho ottime energie creative e capacità di esprimerle) e lasci fuori me stessa bambina, e il fatto che veda Cula quasi morto, significa -dice la studiosa- che anche il mio subconscio ha accettato il fatto che sono diventata grande.

Questa tesi è supportata tra l'altro anche dal fatto che scelgo la stanza che si rivela la più sicura della casa e rimango illesa al passaggio del ciclone, e che mi viene naturale proteggere i miei cuginetti.

Bambinità e adultezza quindi si sono mescolate in un gran mucchio di sensazioni, il tutto per sancire questo rito di passaggio.

E la domanda è:
Bambinità e adultezza non me lo potevano far recepire in un altro modo il passaggio dall'una all'altra, invece di questo orribile sogno, da cui mi sono svegliata in un bagno di sudore e lacrime???

D'altronde il sub-conscio non è sub-conscio mica per niente...

Tuesday, May 06, 2008

Pros and Cons of countrylife

Amo la campagna, la Pianura Padana, il posto dove sono cresciuta,

dove ho imparato ad andare in bicicletta,
dove la sera contavo le galline con il mio nonno,

dove stringere tra le manine di bimba una talpa morta significava "avere un
orfetto 'utto mio...",
dove il mio papà metteva in moto il trattore, ingranava la marcia e mi faceva tenere da sola il volante, così io potevo dire che lo guidavo...
dove, sempre il mio papà, mi portava con sè sulla motosega, e una volta per poco non cado e la mia mamma per poco non denuncia il mio papà...
dove mia sorella giocava a fare finta di andare nel campo e dare il piscione,
dove il gioco preferito mio e di mia sorella (quando quella stronza aveva voglia di giocare con me) era
nascondino, in cui il mio nascondiglio preferito (e geniale) era il bidet,
e dove sono successe tante altre cose degne di memoria.


Ma se amo tutto questo e tanto altro, ci sono anche cose della campagna che proprio non sopporto.

Per esempio, non sopportavo le erbacce che crescevano sotto il canestro, che non facevano rimbalzare la palla, e non sopporto il sacco di terriccio che mia madre ha appoggiato sempre sotto il canestro, che tanto non usi mai.

Non sopporto le cavallette, che una volta mia hanno fatto finire nel fosso, le cimici, le vespe, gli scarafaggi e soprattutto le biscie di cui ho il terrore incontrollabile, ed è per questo motivo che d'estate non esco di casa fino alle 5/5 e mezza con la speranza che quelle bestie demoniache siano tornate nelle loro tane dopo essere state al sole nelle ore più calde.

Non sopporto che quando faccio un bel giro in bici, e magari sentendomi un po' affaticata inizio a respirare con la bocca, mangio più insetti di un camaleonte, tanto per dire un animale.

Non sopporto, tornando la sera, dover inchiodare la macchina, per far attraversare quella che sembra una lepre un pò cicciotta e tatina, e invece in realtà è una brutta e sporca nutria.

Non sopporto studiare in giardino, perchè qualsiasi insetto nel raggio di 200 metri trova irresistibile il mio libro e ci si viene a schiantare contro, così poi io avrò un bel ricordo del pomeriggio tutte le volte che lo aprirò.

E non sopporto che quando il sole incomincia a tramontare, la calma regna sovrana, io mi siedo sulla sedia a dondolo bianca davanti a casa ascoltando la mia musica, il mio papà arrivi e mi dica: "hai cinque minuti che ho bisogno di legare i pomodori, trascinare la legna che ho potato, caricare il carro con l'erba tagliata, innaffiare i fiori?"

Amo la campagna...

Sunday, April 20, 2008

Che fatica

Che fatica guadagnare due (ma proprio due) soldi compilando il referto di una partita di under 17 maschile.

Che fatica arrivare in palestra dove tutti sono al tuo servizio perchè se non ci fossi tu la partita non si riuscirebbe a giocare.

Che fatica dover essere gentile e carina con lo stramaschio che allena la squadra ospite.

Che fatica dover essere gentile e carina con lo stra-stramaschio viceallenatore della squadra di casa.

Che fatica pensare che sabato prossimo lo rivedrò a un'altra partita, lo stra-stramaschio.

Che fatica fare amicizia con l'arbitro, grazie a dio stavolta caruccio, ridere e scherzare con lui, scatenando così le -presunte, anzi, presunterrimme- gelosie dello stra-stramaschio.

Che fatica dover guardare giovani virgulti (molto giovani, lo so) con un brillante futuro non solo cestistico davanti.

Che fatica avere davanti un foglio con tutti i dati anagrafici dei malcapitati (data di nascita, codice fiscale,ecc) che è possibile consultare durante tutta la partita senza essere considerata da nessuno una maniaca sessuale.

Che fatica sentirsi dire "Madda sabato prossimo ci sarebbe da fare anche l'under 19, riesci a farle tutt'e due??"

Che fatica accettare.

Che fatica uscire con gli ormoni ancora più in subbuglio di quando si è arrivati. (questo è veramente fatica sopportarlo)

Che fatica fare questo sporco lavoro. Proprio tanta fatica...

Tuesday, March 25, 2008

Calma piatta..in superficie

Oddio, succede di nuovo...


La mia testa è in disordine come camera mia, non trovo più il filo del discorso.
Sulla scrivania ci sono i libri che devo studiare il più rapidamente possibile, poi le esercitazioni che devo fare ancora più rapidamente.

Sotto i miei capelli invece l'apatia è sovrana, mi succede sempre quando i problemi sono troppi o troppo faticosi da affrontare.

Di questo strano stato d'animo che coinvolge anche la testa, ne risente anche il blog, ovvio.
Dubbi di insufficiente brillantezza, simpatia, intelligenza -che normalmente mi accompagnano nella vita vera- ora si fanno spazio anche qui...

Nell'attesa che i dubbi si diradino, che si ristabilisca l'equilibrio traballante tipico di me...
Va là, vado a studiare che è meglio... :)

Tuesday, March 11, 2008

Pensieri su braccia e talento

L'altra sera ad allenamento si parlava di talento.
C'era chi diceva che se uno (una) ha una passione, ma vede che non è portato (portata), può tentare di mascherare il talento usando la tecnica, imparata in anni di cagosi e faticosi allenamenti. E spesso l'impressione di non essere al posto giusto rimane nel tempo, che si stia cantando, disegnando o giocando a pallacanestro.

C'era chi diceva che se uno (una) non ha il talento dall'inizio, tanto può fare e tanto può dire, ma alla fine in quella specialità (cantare, disegnare, giocare a pallacanestro) non riuscirà mai a essere come vuole.

C'era chi diceva che con pazienza, pratica e costanza i risultati arrivano in ogni caso, anche e soprattutto per chi talentuoso (talentuosa) non è.

Io ero convintissima della prima ipotesi, ma qualche giorno dopo la chiacchierata in spogliatoio, sono uscita a cena con alcune mie amiche del liceo che ovviamente mi prendevano in giro per il mio spropositato e incondizionato amore per il basket.
Loro, quelle str...., non si capacitano di come "se la Madda vede anche solo un braccio di un giocatore, neanche il giocatore intero, sembra uno di quei critici che stanno davanti ai quadri assorta ad ammirare..." Questo l'ha detto l'amica del 27, mentre quella del 26 rideva...

Mi ha fatto un po' pensare che questa sia l'idea di me di chi mi conosce.

Non in negativo, anzi.

Pensare al fatto che se quando parlo della mia passione riesco a far capire loro (che hanno interessi completamente diversi dai miei) come il basket non sia uno sport come tanti altri, come il rumore della palla che trapassa la retina sia uno dei momenti più belli, come ci siano dei giorni in cui non vedo l'ora di entrare in uno spogliatoio puzzolente pregustando il dopo, come il braccio di qualcuno che tira sia poesia in movimento, se riesco a far capire quanto è grande la mia passione per una palla e un canestro, allora che abbia o non abbia talento poco importa.

Quindi, amiche del 26 e del 27, grazie. Anche se sulla storia del braccio senza il resto del giocatore ci dobbiamo ancora lavorare....

Sunday, March 02, 2008

Tutti almeno una volta

Tutti almeno una volta hanno sognato di possederla.

Tutti almeno una volta hanno desiderato i risultati che lei faceva ottenere.
Tutti almeno una volta hanno pensato che fosse la soluzione al problema.
Tutti almeno una volta si sono incantati ad ascoltare le testimonianze prima-dopo.
Tutti almeno una volta ci hanno creduto.
Tutti almeno una volta sono stati a tanto così dal comprarne telefonicamente una.
Tutti almeno una volta sono stati abbagliati dal sorriso di chi ne stava provando i benefici.

Ora, io,
ce l'ho. Finalmente rientrerò nella stretta e privilegiata cerchia di chi la possiede.



La magica panca per addominali de luxe, o universal o revolutionizer o la mitica abking pro (tutti almeno una volta hanno visto questa televendita) che sorregge la schiena, modella i muscoli addominali senza sforzo, attiva la circolazione, debella le doppie punte e ti trova anche un uomo...ora ce l'ho...

Finalmente farò gli addominali con un bel sorriso e anche con una bella tutina attillata molto stile anni '80 come le signorine che la sponsorizzano...e ovviamente canterò she's a maniac on the floor and she's dancing like she's never danced before a scuarciagola.

Non l'ho ancora usata ma già la amo...

Thursday, February 14, 2008

E sdrammatizziamo...

Intrecciando la tendenza generale della blogosfera al residuo ricordo di una puntata di less than perfect (quel telefilm di mtv che parlava dell'assistente di un anchorman newyorkese) in questo giorno particolare, in cui anche il più duro e macho dei tuoi amici (che simpatica assonanza) decide di fare per la sua ragazza una torta che si chiama tenerina (e vabbè...), ho deciso di sdrammatizzare.

A questo scopo elencherò una serie di film romantici (idea presa dalla navigazione su altri blog) di cui vorrei disintegrare la videocassetta a martellate (citazione del telefilm). Per cui ora comincio.

5) I passi dell'amore e qualsiasi altra opera tratta dai romanzi di Nicholas Sparks.

4) dalla puntata 1 alla puntata 8, ma soprattutto la puntata 21 della prima stagione de Una mamma per amica . E poi mi chiedo perchè ho una percezione distorta della realtà.

3) Mai stata baciata, che per gli altri giorni dell'anno adoro, ma oggi i professori di letteratura ex giocatori di hockey mancini proprio li odio.

2) Pearl Harbour, che nella mia adolescenza idolatravo, ma poi mi sono accorta che è veramente brutto. E ingiusto soprattutto: non può essere che una - anche se è Kate Beckinsale- di riffa o di raffa trovi il modo di farsi uno snello Ben Affleck e il divino Josh.

1) Love actually, che anche se non racconta solo storie a lieto fine, la scena finale in aeroporto, quella degli abbracci mi ammazza...

Ok, ora devo andare a lezione, ma per lo meno, a metà di questa giornata particolare, so di aver fatto del mio meglio per sdrammatizzare...

Friday, February 01, 2008

Material girl

Qualcuno mi ha detto che voleva che aggiornassi il blog, perchè tutte le volte che lo visitava era impaziente di leggere qualcosa di nuovo. E' un gran complimento. Allora ci provo, ad aggiornarlo. Solo che non mi viene bene scrivere a comando. E questo è un problema se vorrò fare la giornalista da grande.

E' un periodo in cui sono particolarmente acquietata dalle cose che ho. Intendiamoci, so bene che avere delle cose è una felicità fuggevole, un fenomeno non importante, che non incide sul mondo.

Però è meraviglioso alzarsi alla mattina e aprire l'armadio con un sorriso, truccarsi e sentirsi bella proprio grazie a quei vestiti e quei cosmetici...
Oppure riempire la tracolla per l'università e man mano che si infilano le cose ci si compiace dell'averle: l'agendina tutta verde, l'astuccino very fashion, il bellissimo portafogli e soprattutto il quaderno per gli appunti completamente coperto da disegni e foto...e la tracolla stessa.

Riflettendo un pò sulla superficialità di questi sentimenti, mi sovviene che per avere tutte queste cose, effettivamente ho dovuto rinunciare ad altro, tipo le vacanze sulla neve, o la festa di compleanno; inoltre non è che avere una gonna nuova o dei nuovi stivali aiuti ad affrontare tutto il resto: il professore stronzo, la fatica di studiare, la perdita di qualcuno, per fare esempi aggiornati. Anzi, davanti a queste circostanze particolari, le cose le si butterebbero dalla finestra, se servisse a risolvere o agevolare situazioni spiacevoli.

Quindi la conclusione è: è bello avere delle cose belle, ma non sono queste quelle importanti.

Chiedo umilmente scusa per il finale alla 7th Heaven, completo di ditino moralizzatore alzato, ma come dicevo prima, non sono mica capace di scrivere a comando, figuriamoci di scrivere conclusioni...

Conclusione numero 2: è bellissimo avere delle cose belle.
Questo va meglio, anche se il Reverendo Camden non approverebbe. Cacchi suoi..

Tuesday, September 25, 2007

Solo la miseria è senza invidia...e se lo dice Boccaccio...

"L'invidia è un sentimento malevolo nei confronti di un'altra persona o gruppo di persone che possiedono qualcosa (concretamente o metaforicamente, moralmente o fisicamente) che l'invidioso non possiede. Essa si caratterizza come desiderio ambivalente: di possedere ciò che gli altri possiedono, oppure che gli altri perdano quello che possiedono." (da Wikipedia, l’enciclopedia libera)


Questa è una definizione verosimile dell’invidia, però io non credo che sia così brutto essere invidiosi di qualcuno.

Per tutta l’infanzia i miei genitori, gli insegnanti, le suore, mi hanno insegnato a non essere invidiosa, che non andava bene, che non era un bel sentimento e che comunque non mi avrebbe fatto stare meglio. Bè, come dicono gli americani: bull shit!

Dopo anni di repressione, finalmente ho scoperto che essere invidiosa è liberatorio.

Se si prova un sentimento così forte spesso e si è abituati a nasconderlo o a non lasciargli spazio nel proprio cuore, le possibili relazioni con la persona invidiata sono irrimediabilmente compromesse sin dall’inizio. Se invece ci si lascia andare (nei limiti della decenza e del buon gusto), e si liberano i pensieri più cattivi, maligni, garantisco che dopo si sta decisamente meglio e non occorre essere troppo falsi con la persona che si invidia.

dato che mi rendo conto che è un discorso un po' contorto, spero di facilitare la comprensione con un semplice esempio

ho una conoscente che ha un corpo invidiabile: pancia piatta, bel sedere ecc. Quando ci vediamo lei mi racconta che la dieta che segue è fantastica, non le pesa e i sacrifici che fa sono ben ricompensati.

Mentre la ascolto il primo impulso è quello di metterle le mani addosso e urlare con gli occhi fuori dalle orbite: “perché tu sì e io no? Perché io non resisto nemmeno a un biscotto secco?? Maledettaaaa!”.

Invece mi contengo e penso, spietata, che potrei invitarla a colazione al bar, e mentre lei si beve il suo bel tè deteinato, io mi pappo un mega bombolone con annesso cappuccino ampiamente zuccherato… intanto le sorrido e il peso della colpa piano piano si scioglie…e il mio sorriso non è più forzato…quanto si sta meglio, dopo!

D’altronde l’essere un umana mica contempla solo amore, fantasia e buon cuore, giusto?!?!?
E poi ormai è risaputo che il verde sia il mio colore preferito…

Tuesday, September 18, 2007

L'emozione non ha voce


Non so se qualcuno se ne era accorto, ma io parlo tanto.
In gruppo, con gli amici, mi sento in dovere di intrattenere, di proporre argomenti, di snocciolare battute ogni volta che l'occasione mi sembra adatta.
Non mi imbarazzo facilmente, ho sempre qualcosa da dire, tanto che mi prendo la libertà di interrompere chicchessia per dire la mia.

Ad ogni modo, non ho paura in nessun caso di far sentire quello che ho da dire, eccetto
uno. C'è un'unica persona - del quale non svelerò l'identità, ma sarà facilmente intuibile per alcune lettrici :) - che ha il potere di ammutolirmi.

Lui (ovviamente è un lui) non ne ha la più pallida idea, non gliene frega niente e se sapesse cederebbe volentieri l'onere a qualcun altro. Una o due volte l'anno lo incontro, e dato che ci conosciamo fin da piccoli, l'educazione vorrebbe che ci si scambiassero due parole: ciao, come stai? bene, grazie.

E qui sorge il primo problema:
non riesco a guardarlo negli occhi. E' più forte di me, la mia testa è orientata verso il basso, mi guardo i piedi e non riesco a sollevarla per guardarlo negli occhi. forse ho paura che se lo faccio un raggio laser mi accechi.

Ma finché devo solo guardarlo i problemi sono bazzecole (anche perché è proprio bello, per cui dopo un po' la mia testa si alza abbastanza per permettere agli occhi di mangiarlo), la questione si fa seria quando devo stare pronta con la voce.
La dinamica, semplicemente, è che non mi esce la voce. come all'inizio di
Matrix, quando Neo viene catturato e vuole fare la telefonata, e d'un tratto si ritrova senza bocca. Più o meno capita così anche a me.

Se l'essere alla sua presenza mi procurasse solo questo fastidio, non sarebbe nulla di grave: alle figuracce sono abituata: riderei e dimenticherei in fretta.
Il fatto agghiacciante sono le sensazioni che provo: inadeguatezza, imbarazzo, disagio, goffaggine, bruttezza. Tutte insieme e tutte all'ennesima potenza, e tutte insieme, quasi esclusivamente quando c'è lui.

Il bello è che passato ogni incontro, mi convinco che il successivo andrà meglio, che non è vero che lui ha così tanto potere su di me. Peccato che tutte le volte vengo smentita...

Ho scritto tutto ciò, perché presumibilmente fra qualche giorno ci incontreremo, e io sto già pensando a come evitare ogni contatto. Oddio, magari una sbirciatina da lontano...

Wednesday, May 30, 2007

Nostalgia

Manahattan, Il club delle prime mogli, Come sposare un milionario, Men in black, Come farsi lasciare in 10 giorni, American school, Sabrina, Prime, Slevin, Spiderman, Vanilla sky, Il padrino, Una poltrona per due, Colazione da Tiffany, Sleepers, Prova a prendermi, Ghost, Ti presento Joe Black, School of rock, Friends, Ugly Betty....

E milioni di altri che ora non ricordo...

Grazie rita per la foto :)

Sunday, May 20, 2007

Mi sento un pò tatina


Life is for living,
We all know,
And I don't want to live it alone
(Coldplay, Life is for living - Parachutes)

Wednesday, January 31, 2007

Chi può voler fare del male a Tippete?

Penso che tutti abbiamo un mondo ideale in cui vorremo vivere, e nel quale ci rifugiamo quando siamo tristi, depressi e soprattutto in difficoltà.

Il mio assomiglia tanto tanto a Stars Hollow, la cittadina del Connecticut dove vive Rory Gilmore, quella di “una mamma per amica”, le intenditrici lo sanno bene. Tutte, per almeno una puntata, avremmo voluto essere la dolce Rory. Infatti io in questo mondo le assomiglierei tanto, ovviamente.

Innanzitutto nel mio mondo ideale non mi mangerei di certo le unghie, in modo da avere delle mani bellissime; non me le mangerei perché non ce ne sarebbe motivo, visto che riuscirei a fare tutto quello in cui mi cimenterei, tra l’altro con poco dispendio energetico. Avrei delle amiche inferiori a me in ogni campo, tipo Lane e Paris, così da non dover fare i conti con la sconfitta troppo spesso. Inoltre non mi dovrei preoccupare troppo del mio aspetto fisico, perché le altre mie eccelse qualità accecherebbero tutti, senza lasciare loro il tempo di soffermarsi sui miei fianchi larghi o sul mio brutto sedere.

Ma la cosa più bella che succederebbe è che non soffrirei mai - a causa di altre persone, s’intende - nel mio mondo ideale. I vari Jesse, Dean o Logan non avrebbero quasi nessun potere, non perché non “prenderei una cotta” per loro (patatino Dean…), ma perché sarei talmente forte di carattere che anche fossi innamorata, nessuno riuscirebbe a farmi male. Nella mia Stars Hollow tutti mi adorano, ho dei nonni facoltosi che mi fanno fare quello che voglio a patto che vada a cena da loro una volta alla settimana, sono bella, brillante, giovane, simpatica e intelligente, perché mi dovrei far rovinare una vita perfetta da uno (o due, o tre, o quattro…) che tanto fra una serie se ne va?
Non ha proprio senso, infatti. Tra l’altro, ne Jesse, ne Dean, ne Logan sono mancini…

Ecco, questo è il mio mondo ideale in cui il romantico autunno dura tutto l’anno, in cui tutto è rosa confetto, morbido e accogliente come una coperta; un mondo popolato da persone che non mi farebbero mai male perché, in fondo, sono così adorabile… Chi può voler fare del male a Tippete?
Però questo bel mondo descritto con dovizia di particolari non esiste neanche lontanamente. Le cose non mi riescono subito e con poca fatica (anzi!), continuo a mangiarmi le unghie fino all’osso e il mio aspetto fisico è ancora un problema…
E poi purtroppo ci sono le persone che mi fanno star male, che magari non se ne accorgono nemmeno, ma continuano a farlo e quando succede, l’unica cosa che faccio è quella di andare a Stars Hollow.

So bene che è un posto che non esiste e ciò riconduce al fatto che più mi slego dal mondo vero e vado in quello ideale, meno riesco a superare, indenne o quasi, le difficoltà che mi si presentano davanti.
Ma ognuno ha i suoi limiti, e molto probabilmente questo è uno dei miei. Nonostante mi piaccia avere tutto sotto controllo anzi, amo poter prevedere come reagirò di fronte alle circostanze più disparate, nonostante impieghi tempo prezioso per convincermi, tranquillizzarmi riguardo qualcosa o qualcuno che potrebbe ferirmi (riducendo così al minimo le percentuali di stare male sul serio), nonostante tutto questo, è quasi con cadenza regolare che il mio cuore si spezza, e come dicevo prima, il responsabile non se ne accorge nemmeno. Allora, per alleviare (illusoriamente) il dolore anzi, l’amarezza di aver fallito di nuovo, vado a Stars Hollow. Laggiù c’è tutto quello che desidero come lo desidero. E poi, laggiù, chi può voler fare del male a Tippete?

Thursday, January 25, 2007

Grrr....che rabbia!!!

Ogni tanto mi succede una cosa che non sopporto, e a cui non riesco proprio a trovare una soluzione.

Quando conosco una persona di sesso maschile, dopo conversazioni anche brillanti, o per lo meno che io considero tali e gags di vario genere, quando insomma il rapporto da “conoscenti” potrebbe evolversi in “amici”, mi accorgo che la suddetta persona di sesso maschile…non si ricorda il mio nome!!!
Aaaaaarrrgggghhhhh!!!!
E la cosa più fastidiosa, quella che maggiormente ferisce il mio orgoglio, è il fatto che il malcapitato non si rende conto che ha fatto un danno, o comunque lo considera praticamente una cazzata; figurati se la madda dà peso a una gaffe del genere. Si, stupido bipede, certo che do peso a una cosa del genere! Scommetti che se un tuo amco non si fosse mai chiesto qual è il tuo nome, ci faresti caso anche tu?
‘Ste cose mi fanno arrabbiare tantissimo, perché se ci conosciamo da un pò di tempo e usciamo pure insieme ogni tanto, non dico che dovresti interessarti per forza a me e alla mia vita, ma almeno il mio nome, porca miseria, ricordatelo, dato che io il tuo me lo ricordo!!!!

E poi è una verità universalmente riconosciuta che episodi del genere capitino sempre nei momenti meno adatti. Per esempio: un sabato sera che mi sentivo brutta, grassa, brufolosa ecc ecc, sono uscita con gli amici, perché volevo distrarmi un po’, e dopo qualche ora passata divertendomi e non pensando al mio malessere, arriva questo, e in mezzo a tutti i nostri amici mi guarda con gli occhi completamente vuoti e inespressivi (tipici delle persone intelligenti) e fa:”tu sei…tu sei…”schioccando le dita e con un mezzo sorriso sulla sua faccia da c***.
- Io sono Madda, ma tu sei scemo! -avrei voluto rispondergli, ma mi sono trattenuta, anche perché ci mancava poco che piangessi. Stronzo. ‘sto tipo in particolare, tra l’altro è “quello simpatico” della compagnia, per cui io, in generale, non nutro mai troppa simpatia, perché di solito sono quelli che cercano in ogni modo di attirare l’attenzione su di sé.

Ma credo anche che dal non essere migliori amici al mostrare i più alti picchi di cafonaggine, ne passi. Per fortuna, dopo qualche momento speso a interrogarmi sull’utilità della mia vita nel mondo, la rabbia e la delusione passano, e con il sorriso sulle labbra, e la voce più melensa che posso, gli dico:”sono Maddalena, piacere” e mi metto subito a parlare con qualcun altro, cercando di dimenticare il più presto possibile. Infatti poi va a finire così: col senno di poi ci faccio una risata sopra, ma confesso di non aver ancora trovato una buona soluzione al problema…

Wednesday, December 13, 2006

sai, quando si è molto tristi si amano i tramonti...

Monday, November 27, 2006

I Try, Macy Gray

Games, changes and fears
When will they go from here
When will they stop
I believe that fate has brought us here
And we should be together, babe
But we're not
I play it off, but I'm dreaming of you
I'll keep my cool, but I'm feigning

I try to say goodbye and I choke
Try to walk away and I stumble
Though I try to hide it, it's clear
My world crumbles when you are not near
Goodbye and I choke
I try to walk away and I stumble
Though I try to hide it, it's clear
My world crumbles when you are not near

I may appear to be free
But I'm just a prisoner of your love
And I may seem all right and smile when you leave
But my smiles are just a front
Just a front, hey
I play it off, but I'm dreaming of you
I'll keep my cool, but I'm feigning

I try to say goodbye and I choke
Try to walk away and I stumble
Though I try to hide it, it's clear
My world crumbles when you are not near
Goodbye and I choke
I try to walk away and I stumble
Though I try to hide it, it's clear
My world crumbles when you are not near
Here is my confession
May I be your possession
Boy, I need your touch
Your love kisses and such
With all my might I try
But this I can't deny
Deny

I play it off, but I'm dreaming of you
(but I'm dreaming of you babe)
I'll keep my cool, but I'm feigning

I try to say goodbye and I choke (yeah)
Try to walk away and I stumble
Though I try to hide, it's clear
My world crumbles when you are not near
(when you are not near aahh)
Goodbye and I choke (yeah, yeah, yeah)
I try to walk away and I stumble (hey, hey, hey)
Though I try to hide it, it's clear (sick of love)
My world crumbles when you are not near (your love, kisses and)

Goodbye and I choke (I'm choking)
I try to walk away and I stumble
Though I try to hide it, it's clear
My world crumbles when you are not near
(when you are not there, yeah, yeah yeah)
Yeah, yeah..

Thursday, October 26, 2006

Feelings

Motocicletta dieci HP
tutta cromata
e' tua se dici si
mi costa una vita
per niente la darei
ma ho il cuore malato
e so che guarirei
Non dire no, non dire no, non dire no, non dire no
lo so che ami un altro
ma che ci posso fare
io sono un disperato
perche' ti voglio amare, perche' ti voglio amare, perche' ti voglio amare,
stanotte...adesso, si'
mi basta il tempo di morire
fra le tue braccia cosi'
domani puoi dimenticare, domani...
ma adesso dimmi di si'
E' pesante finire una giornata devastante di lezioni + allenamento e sentirsi così...il cuore in mano per qualcuno che comunque, ora che avresti bisogno veramente, non può darti quello che vuoi, anche se in realtà sarebbe così facile averlo...il cuore in mano...ma perchè ci si trova sempre (mi trovo sempre?) a regalare parti giganti del cuore a persone che non lo vogliono?
Ahhhh...come si sta bene dopo essersi sfogati!!
Zaccardo gooool!!!('sta volta nella porta giusta!)
Sto ascoltando James Morrison, Undiscovered...consigliato...
Vabbè, è quasi l'una e domani è un'altra giornata piena di cose da fare...bnotte

Tuesday, October 24, 2006

pensieri

Stavo pensando alla parola "normale"...curioso come tutte le persone(o per lo meno gran parte di quelle che conosco io) che ci riflettono su credano di non poter etichettare il loro scorrere dei giorni "normale". Saranno tutte banalità,ma credo che non sia una parola utile.
Esiste una famiglia normale? Una storia normale? Anche quando si fanno le analisi mediche nessuno te lo dice che sei normale. Al massimo hai valori nella norma, e la norma accetta comunque una forbice di valori.
Eppure quando ci si guarda dentro, si trova una certa sicurezza nel riconoscersi normali. E al contrario, se invece le nostre azioni risultano insolite, che spesso è solamente una nostra paranoia, ci si vergogna, si cerca di nascondere in qualche modo questa anormalità. E' decisamente curioso uesto comportamento.
Nulla, stavo solo riflettendo.
-5 al derby

Monday, October 23, 2006

Il confessionale


Ieri è stata una giornata bellissima, di quelle che riempiono il cuore...
Una di quelle in cui, per puro caso, durante il viaggio di ritorno in macchina, qualcuno a cui vuoi bene, ti fa sentire importante e utile, cercando di condividere se non tutto, almeno una parte del peso che si sente costretto a portare...Bellissimo, sentire che man mano che parla il magone che ha in gola e nello stomaco si scioglie, senza lasciare altro che leggerezza e voglia di sorridere.
Peccato che di queste giornate ce ne siano poche..
- 6 giorni al derby...
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