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Tuesday, November 11, 2008

Maledetto color cachi

Da sempre, da quando anch'io, come tutti, molti centimetri, chili e anni fa ero una piccola pargola, c'è una scena ricorrente che mi dimostra -ogni volta con maggior potenza- che il mondo è governato da Forze Sovrannaturali invisibili, e che noi poveri umani, rimarremo sempre piccoli pargoli al cospetto di queste...


E' domenica, una bella domenica di primavera, una delle prime domeniche dopo l'inverno e tu, Piccolo Pargolo, non vedi l'ora di uscire e giocare in giardino. Sfortunatamente, oggi è anche il compleanno della Zia Bursa, quella che abita lontanissimo e in camera da letto ha una bambola di ceramica seduta sul letto a cui gli occhi non si chiudono più bene, per cui spesso, quando vai a posare i cappotti, te la ritrovi davanti che ti fissa con un occhio completamente aperto e uno completamente chiuso...brrr...
Come se non bastasse, la tua mamma ieri ha anche fatto shopping per te, e quale migliore occasione per spianare i vestiti nuovi?!?!?
Camicia, fastidiosamente inamidata, maglione di lana che pizzica da morire e un bel paio di pantaloni color cachi. E per fortuna che almeno le scarpe sono quelle vecchie.

E già da qui, Piccolo Pargolo, dovresti capire che sarà un miracolo se arriverai intero a stasera.

Arrivati dalla Zia Bursa, dopo un pezzo di torta con le tagliatelle e un giro di educati saluti ai vari indistinti parenti riuniti in salotto, finalmente sei libero di andare a giocare in giardino con gli altri under 13 del clan.

Ma non hai nemmeno varcato la porta del salotto, che tua madre ti blocca e pronuncia, davanti a testimoni, le fatidiche parole che hanno in loro una vaga nota di terrorismo psicologico:
"stai attento a non sporcarti che sei vestito di nuovo"

Allora tu, che ti ricordi dell'altra volta, che anche se è il tuo primo ricordo d'infanzia sai che c'è stata almeno un'altra volta, tu ti fermi e convinto di quello che dici le rispondi: "sì, sto attento".

Ma le Forze Sovrannaturali invisibili, sono in agguato. Hanno ascoltato lo scambio di battute e non vedono occasione migliore per sferzare un attacco. Dal canto tuo, vuoi veramente non sporcare i vestiti; passi per il maglione che è scuro, ma i pantaloni color cachi, anche se non ti intendi molto di vestiti, intuisci che sono delicati, indifesi e per questo una minaccia per te e il tuo status quo.

Ma dopo aver giocato per un po' a far rimbalzare la palla sul marciapiede, decidi che se fai un cauto passo verso l'erba, non succederà nulla di irreparabile, al massimo ti sporchi le scarpe che comunque sono vecchie. E infatti nulla succede perchè le Forze Sovrannaturali oltre a essere invisibili sono anche subdole: ti danno l'illusione di poter gestire le cose ma basta abbassare la guardia per un microsecondo che colpiscono senza pietà.

Come nel caso in cui, acquistata un po' di fiducia, valuti che una partitina a calcio non può fare male, e per maggiori garanzie ti offri di stare in porta.

Purtroppo però la tua inesperienza di vita, i tuoi pochi anni e la conseguente poca capacità valutativa segneranno la tua sconfitta.

Infatti dopo un paio di azioni di gioco tranquille, un rasoterra di un maledetto cugino di terzo o quarto grado, ti costringe a un elegantissimo tuffo, che non lascia scampo ai tuoi pantaloni color cachi. Le Forze Sovrannaturali hanno colpito.

Appena ti rendi conto dell'accaduto, con il pallone ancora in mano, la cosa a cui riesci a pensare è una sola: "e adesso?"

Le vie di fuga non sono molte e non ricevi grande aiuto dai cugini che, accorgendosi dell'accaduto, si godono la tua reazione di terrore e impotenza pensando "prima o poi tocca a tutti". Che stronzi i cugini a volte.

La prima cosa da fare è smettere di giocare. ti accucci sul ciglio del marciapiede e rifletti. Cacchio, mi son seduto su una cacca di piccione! No, vabbè quella viene via...

E in quei momenti il tempo passa veloce come la luce, non ti dà nemmeno il tempo di respirare, e così arriva il momento di tornare a casa.
Tendenzialmente la tattica è nascondere la strisciata di erba alla mamma, almeno fino alla macchina, e poi sperare di arrivare fino a casa, in modo da mettere nel cesto dei vestiti da lavare il corpo del reato nel più breve tempo possibile. e che il Signore ti aiuti.

Quella volta su venti che questa tattica ha successo tu, mio Piccolo Pargolo, giungi alle prime, capitali conclusioni della tua vita:

- decidi che il tuo scopo nella vita sarà quello di combattere senza quartiere le Forze Sovrannaturali, ma già adesso hai la vaga sensazione che quando e se ne uscirai, lo farai sconfitto;
- odierai per sempre i pantaloni color cachi, ché se fossero stati un paio di jeans non si sarebbe neanche vista 'sta macchia;
- non giocherai mai a uno sport outdoor, sotto i piedi pretenderai sempre parquet, linoleum o mattonelle, ché è meglio un ginocchio sbucciato e il dolore fisico anziché la cazziata di tua madre - che per la cronaca, non crederà mai alla storia delle forze sovrannaturali, e penserà solo che sei un sumarnàz.

Wednesday, April 09, 2008

Maledetta coerenza...

Premessa:

seconda o terza elementare, nuova maestra che prima di incominciare la lezione ci fa tutto un discorso sull'importanza della coerenza, di quanto ci servirà nella vita e di come sarà certamente strumento di misura del nostro valore per gli altri. Poi ci dice: "ora, visto che non so ancora i vostri nomi, ognuno mi dirà il suo e dirà anche se ha portato il quaderno e il libro. A questo punto ognuno di voi dirà sono coerente, se li ha tutti e due o non sono coerente se gli manca o il libro o il quaderno o tutt'e due".

A me mancava il libro, cazzo. Quindi, quando è stato il mio turno mi sono dovuta alzare in piedi e ho dovuto dire "Maddalena; ho il quaderno, ma non ho il libro; non sono coerente".

Posso dire senza vergogna (tanto ormai..) che è stato un trauma.

Come è facile intuire da quel giorno il mio rapporto con la coerenza è sempre stato travagliato, io che volevo a tutti i costi raggiungerla, lei che puntualmente scappava, facendomi sentire come quel giorno in seconda o terza elementare.

Ma ora, finalmente, ho l'occasione di acchiapparla, la maledetta coerenza.

Ho deciso, in base ai miei valori e al mio modo di pensare, in base alle mie ferme convinzioni e agli ideali che ho sviluppato, che boicotterò le Olimpiadi di Pechino.

E' ovvio che il mio boicottaggio non sia nulla paragonato magari a quello annunciato da Sarkozy o da Bush. Però il mio sarà un gesto - finalmente - coerente.

Fin qui non ho che da congratularmi con me stessa, è un bel gesto, dopotutto. Peccato per un paio di constatazioni.

Sono quattro anni che aspetto le olimpiadi. Sono il mio ossigeno e la mia droga, ogni volta programmo quel mese in modo da poter vedere più gare possibili, appassionandomi anche al ping pong, al rafting o a qualsiasi altra disciplina.

Senza troppi giri di parole: se le boicotto, perdo il nuoto!!!!! la pallavolo!!!! Il basket!!! Aaarrrggghhh!!!dovrò accontentarmi di leggere il giornale la mattina dopo, per colpa di sta storia del boicottaggio...

Ma cosa mi è venuto in mente?!?!?
Non guardare nemmeno un minuto di Olimpiadi, significa niente nuotatore statunitense, niente pallavolista cubano, niente cestista argentino.....noooooooo!!!!!!!!!!!!! Niente di tutta questa gioia per gli occhi, maledetta coerenza....

Ma sono determinata a raggiungere lo scopo e ci riuscirò. Anche perchè ho già pronto il contentino in caso di riuscita della prova di volontà: la maglietta con al posto dei cerchi olimpici le manette, che è troppo fashion!! Inoltre non mi sentirò incoerente a indossarla, in quanto non avrò ceduto al desiderio di guardare anche solo i 50 dorso, per dire.

Certo però che quella maestra di seconda o terza elementare poteva farci capire l'importanza della coerenza anche in un modo meno traumatico...

Friday, February 15, 2008

La gang del bosco

Tempo fa qualche lettore ha espresso il desiderio di essere descritto su questo blog... per quanto bizzarra sia la richiesta, io eseguo: vuoi mai che perda cliccate sul contatore??!?!


Dunque, nella gang non siamo tanti, e alle persone a cui racconto di noi sembra che viviamo fuori dal mondo, proteggendo attentamente il nostro centro di aggregazione.

Quella che conosco da più tempo è la Zia, ma dove viviamo il tempo è relativo, i ricordi confusi, per cui diciamo che per convenzione è lei, ma magari è qualcun'altro.
Dicevo che la Zia l'ho conosciuta per prima, e anche se si è macchiata di un orrendo crimine in seconda elementare, il destino ha voluto che le nostre strade continuassero a coincidere, va te a sapere il perchè.

Poi c'è T, che sempre alle elementari era compagno di classe di almeno due sex symbol, e forse è per questo che all'inizio gli sono diventata amica. E' il nostro chaperon (o mètre che dir si voglia) di fiducia, e per lo sforzo di questo ruolo ogni tanto gli intravedo l'occhio che gli esce dall'orbita come il professore di Daria...poverino

C'è la Princess, la nostra diva privata, uno dei rarissimi esemplari di opossum a cui voglio bene, sarà per le unghie, sarà perchè è mancina, sarà perchè nasconde benissimo la sua codaccia rosa da opossum...

A ruota della Princess segue Ghandi, e anche a lei ogni tanto parte l'occhio fuori dall'orbita, ma per lei è normale dato che studia Chimica e Tecniche Farmaceutiche. E' molto in gamba, studia sodo, lavora con i bambini, la cosa inquietante è che non abbiamo ancora capito come mangia il ghiacciolo...celebre è la sua frase, mentre guardava Mr e Mrs Smith: "quell'attore è proprio bello...ma chi è pure?!?!"

La Panca, che ama la Mini e lavora da Decathlon, nasconde in realtà ben altre passioni, che sono nell'ordine: ammucchiare piumini dei pioppi o comunque roba assai infiammabile davanti a casa e accendere l'accendino, e dire parole francesi tipo balisage o appandrì a ogni piè sospinto adducendo la scusa che "da Decathlon si parla francese tecnico perchè è un azienda francese".

Infine ci sono io, che nel Bosco non sono io, cioè sono io ma là mi chiamo Magda, sono logorroica patologica che spara cavolate a tutto spiano e verrò ricordata per: uno scivolone sul fango causato dai tradizionali gavettoni, un tentato omicidio subito dagi altri sulla neve in Trentino e un'alta scivolata con relativa faccia sbattuta per terra a cinque giorni dall'orale della maturità...

Proprio una bella Gang...

Thursday, November 29, 2007

Dubbio esistenziale o cazzata?!?!

Me ne stavo tranquilla tranquilla a giocare a Puzzle Bubble (quella specie di tetris con le palline colorate), quando il dubbio mi è balenato nella mente come un fulmine: ho amato prima il basket o il sesso opposto?!??!

E' un'incertezza non da poco, soprattutto visto che nonostante ci rifletta su da qualche giorno, non ho ancora trovato una risposta.

Il fatto è che mi sembra che le due passioni si siano sviluppate di pari passo.

Se penso al mio primo amore, me lo ricordo mentre giocava a basket (me lo ricordo anche mentre lo spiavo con un binocolo, ma questa è un'altra storia...), se penso al basket, mi viene in mente Nesterovic, che è il mio primo e inarrivabile amore sportivo.

Quindi?!? C'è un modo per risolvere la questione? Ai posteri l'ardua sentenza.

Questo inutile post è stato scritto dopo aver letto scrivere il blog, una guida in dieci punti, che contiene interessanti suggerimenti su come scrivere in modo comprensibile cavolate sul proprio spazio web.
Quindi, parafrasando il simpatico dj Francesco: se scrivo io, scrivi anche tu!

Il delirio del giovedì è finito, annuncio un imminente post sulla cena di classe che si terrà il primo dicembre. Sono pronta al peggio...

Sunday, February 11, 2007

Fratelli – il potenziale GENEtico

Le coppie di fratelli sono sempre state il mio debole. Tutto è iniziato con i fratelli Hanson (fa lo stesso se sono in tre…), di cui tuttora faccio fatica ad associare il nome alla faccia, ma mi piacevano tanto…(soprattutto Coso, il batterista). La mania è proseguita con Evan & Jaron, quelli di “Crazy for this girl”: due degni esemplari di uomo americano, capelli scuri, occhi chiari, che cantavano canzoni tatine…

Nella vita reale le coppie di fratelli a dir poco mi perseguitano. Fratelli sono i miei cugini, che sono tra i migliori amici che ho, che hanno sempre riscosso discreto successo tra le mie amiche, mi hanno sempre fatto conoscere validi loro amici ma soprattutto mi hanno confidato tanti di quei particolari intimi delle loro conquiste amorose, da privarmi anche di quella parvenza di purezza che ancora mi rimaneva.

Fratelli sono due ragazzi che giocano nella mia squadra, tutti e due alti più di un metro e novanta, buoni giocatori, con un bello stile…insomma, sono molto fighi, per usare lo slang. Per un incredibile colpo di fortuna mi ritrovo a dover lavorare durante le loro partite, così sono costretta a vedermeli almeno una volta alla settimana, che sfiga!
Io sono segretamente innamorata di uno di questi due, il più piccolo, le mie amiche lo sanno fin troppo bene, ma sembra che anche l’altro si guadagni una discreta attenzione.

Ma soprattutto – e so che chi legge e mi conosce non vede l’ora di farsi due ghigne su questo argomento – fratelli sono due individui sempre costantemente presenti, con e senza la loro autorizzazione, nella mia vita. Anni spesi ad amarli di nascosto non sono serviti a nulla: è dall’infanzia che quando ne vedo almeno uno dei due i miei occhi si trasformano in cuori come quelli di Roger Rabbit quando vede Jessica, ma è chiaro che questa trasformazione ha coinvolto e coinvolge solo i miei di occhi. I loro rimangono rigorosamente della stessa forma, purtroppo.

Nel mio gruppo di amiche, nessuna si è fatta sfuggire l’occasione di commentare quanto cacchio è bono il più grande dei due, che chiameremo Glauco per la privacy, e io invano continuo a sostenere che ho diritto di precedenza visto che me ne sono innamorata che non avevo compiuto i sei anni (Frency, Doni, Lisa, Elena, non osate dire il contrario…). Per fortuna la cotta è passata, ma lui continua ad avere lo scettro di maschione imperiale, e non so fra quanto lo mollerà.

Per quanto riguarda il secondo, ebbene, è destinato anch’egli a seguire le orme di Glauco, forse già sente di dover raccogliere la pesante eredità lasciatagli dal fratello, non saprei. Quel che è certo è che se si impegna, visto il potenziale GENEtico della famiglia, potrebbe anche scavalcare il suo predecessore, almeno nelle leggende metropolitane che li riguardano (e che, modestamente, io contribuisco ad alimentare…).

Con questo post ho completato il seminario sulla bellezza e l’importanza dei fratelli nel mondo. La cosa magnifica è che sono sicura che altre coppie altrettanto valide continueranno a essere presenti nella mia vita, e speriamo che i prossimi reggano il confronto con i predecessori e che almeno i loro occhi diventino come quelli di Roger Rabbit…

Tuesday, November 21, 2006

Sabbiuno di Piano, Castel Maggiore, Bologna -parte seconda-

La sala giochi è al numero due nella mia personale classifica. Anche in questo caso si tratta di un salone con due cattedre sistemate sotto le finestre e ricoperte di giocattoli di ogni tipo, dai Lego agli Action Man; dalle macchinine agli strumenti musicali. In questo luogo è tutt’ora vietato giocare a palla, salvo che con quella di spugna, che non rimbalza, quindi non c’è gusto.
Ma la meraviglia di tutte le meraviglie è il biliardino. Ce ne sono tre, due da bar e uno più scrauso, di plastica che traballano vita natural durante. A Sabbiuno, chiunque, maschio o femmina, prete o suora, ha a che fare almeno una volta con il biliardino. Non credo che esista un gioco più divertente da fare con le persone che conosci da una vita. Ho perso il conto di quante volte ci ho giocato. Ho iniziato in porta, perché in casa mia, sia mio padre che mia sorella sono ottimi portieri, io invece ho capito che il mio posto è in attacco, e sono brava; ultimamente, ho vinto 2 mortadelle da un chilo in 2 tornei diversi (non è un tipico premio da parrocchia di campagna?!?).
Ma la prima posizione della classifica è sicuramente occupata dall’esterno del doposcuola, il cortile.
Innanzitutto c’è un campo da calcio (chiamato “il campone”), dove ho giocato a calcio, a pallavolo, mi sono smagliata tutte le paia di calzamaglie che mia madre si è ostinata a farmi mettere finché non si è rassegnata al fatto che sono un maschiaccio, mi sono sporcata, graffiata, ferita, mi sono rotta un dito e mi sono divertita da pazzi a fare a gavettoni e a giocare a Nascondino anche quando non dovevo(ossia qualche mese fa…).
Di fianco al campone, si trova il piccolo parco per i piccini dell’asilo, dove proliferano le altalene -che era fisso fossero sempre occupate quando ci volevo salire io, uffa-, le casette di plastica (ottimo nascondiglio per Nascondino), 2 giostre e “il castello”, una struttura in ferro, tipo un’impalcatura, su cui fare capriole e numeri da circo; uno dei giochi più in voga era infilarsi nelle 2 torrette il più velocemente possibile, mentre quelli che erano rimasti fuori, furenti, lanciavano i sassetti da per terra con tutta la forza di cui disponevano. Fantastico. Una parte del campone da poco è stata recintata, e in questo luogo protetto ci hanno sistemato la sabbiera e altri giochi per i bambini piccoli, e qui, anche avendo ascendente sulle suore, proprio non si può entrare...peccato.
Dalla parte opposta alla sabbiera, ci sono il campo da calcetto e il campo da basket…ovviamente il mio preferito! I pomeriggi d’estate, vespe che si annidano sotto il ferro permettendo, li passo a tirare a canestro proprio lì. Poi ogni tanto mi fermo, e osservo il campanile e le nuvole che passano, i campi coltivati tutt’intorno e come una stupida sorrido. E’ il posto dove mi sento più tranquilla in assoluto. Ci ho passato la vita lì, è il luogo dove per la prima volta ho fatto amicizia e mi sono innamorata, dove ho litigato e dove ho sofferto, dove ho imparato ad allacciarmi le scarpe e a scrivere.
Probabilmente questo è il mio posto del cuore, è il posto in cui penso di essere quando lo stato delle cose non mi piace o mi fa star male. Pensandoci non è molto fuori dal comune: un campanile con le nuvole che lo sfiorano.

Spero che chi legge abbia qualcosa di simile nel cuore.

Sabbiuno di Piano, Castel Maggiore, Bologna -parte prima-

Quasi tutti i sabati, dalla caotica città con i portici, torno nel mio angolo di paradiso personale.
E’ un luogo che effettivamente ha poco di paradisiaco, e chi ci abita o lo frequenta non ne ha una così buona considerazione. Ma se mi trovassi a dire che luogo associo alla parola “casa” (aarrrghh! La semiotica si sta impossessando di me!), sarebbe proprio Sabbiuno.
Percorrendo la via Ferrarese verso Ferrara, ai confini di Bologna, girando lo sguardo verso sinistra, vedrete con chiarezza il profilo di un campanile che spicca sull’autostrada.
Detta così questo posto, che conta grossomodo 600 abitanti, una fermata dell’autobus, una trattoria e un incrocio assassino, non ha nulla di più di Lovoleto, Trebbo, Funo, Cadriano o qualche altro piccolo comune della provincia.
Invece per me è fantastico. La vita si sviluppa attorno alla chiesa, che da un lato ha la trattoria, e dall’altro, quello del campanile, ha il vero motore della comunità: l’oratorio, l’asilo, il doposcuola e i campi da gioco.
Il sagrato della chiesa è proprio sulla strada ed protetto da quelli che noi bolognesi chiamiamo “fittoni”, cioè colonnine di cemento sistemate in fila, luogo di ritrovo e di sosta (sono abbastanza larghi per sedersi) delle varie “balotte” che gravitano attorno a Sabbiuno.
Dovrei dedicare un intero romanzo alle suore di Sabbiuno, che curano il doposcuola e l’asilo, per ora basti sapere che probabilmente vige un limite di altezza nel loro ordine, infatti nessuna supera il metro e quaranta; insomma, tre suore di Sabbiuno una sopra l’altra, fanno una suora normale. Inoltre è quasi provato che una delle sorelle abbia doti soprannaturali, dato che è da vent’anni che di anni ne ha 80.
Tornando al doposcuola, è incredibile che quando percorro le aule, i corridoi, le sale, anche il più piccolo angolo generi un ricordo della mia infanzia.
Curiosando un po’ nelle varie aule, si trovano giochi fantastici o lecca-lecca giganti,
che sarebbero a uso e consumo esclusivo dei pargoli delle elementari, ma esiste una legislazione non scritta per cui se a Sabbiuno ci stai da una vita, godi di permessi e concessioni straordinarie che ti autorizzano a usufruire di beni riservati agli alunni (dopotutto sei stato alunno anche tu…)
Nell’aula video, c’è un televisore che ha circa gli anni della suora di prima, e le cassette, rigorosamente educative, sono le stesse da una vita, per cui chiunque sia rimasto al doposcuola il venerdì pomeriggio le conosce a memoria.
In un’altra, invece, c’è un armadio magico, perché tra caramelle, pennarelli, gessetti colorati e pongo(!!!), mi fa ritornare indietro a quando, finiti i compiti per il giorno dopo, potevo alzarmi dal mio banco e andare a scegliere un gioco dall’armadio, appunto; e visto che i compiti non riuscivo quasi mai a finirli in tempo, succedeva raramente che riuscissi ad avere accesso ai giochi e quindi era una grande soddisfazione.
Uno dei posti più belli è il refettorio. In questo stanzone, ci sono (e ci sono sempre stati) tavoli grandi verdi verso le pareti, e tavolini minuscoli, rossi, gialli, azzurri, con relative sedie, al centro.
Il ricordo più dolce era l’arrivo all’asilo prima delle 8: quando succedeva, il caffelatte più buono del mondo con un brustolino (pane secco abbrustolito) ti aspettava su uno dei tavolini. Aveva la capacità di scaldarmi.
Adesso, quando capita di essere nel refettorio, la cosa più bella è sedersi sui tavolini, che saranno alti , non so, circa 50 cm; questo è fantastico, perché quando ero piccola, era illegalerrimo sedersi su qualcosa che non fosse una sedia. Poi, come si diceva prima, crescendo, le possibilità di infrangere le regole sono aumentate.
Sulla parete più ampia è stato ricavato il palco, croce e delizia di tutti coloro che hanno frequentato il doposcuola. Largo 3 passi, profondo forse 4, qui si tenevano tutte le recite di natale; una volta io ho fatto la parte di Maria nella natività. Una bambina strabica con la zeppola, che mal sopportava il velo da madre di Gesù. Mi ricordo ancora la scomodità di dover stare in ginocchio di fianco alla culla. I più belli però erano i miei amici che facevano il bue e l’asinello, con le orecchie e le corna di cartone. Spettacolari.
Il refettorio ha una porta che da sulla cucina, e di fianco alla cucina, c’è un’altra porticina che è quella della dispensa, dove vengono conservate le merendine destinate ai bambini, e per questo motivo è chiusa a chiave. Ma crescendo, si impara anche velocemente a conquistarsi la fiducia di chi sa il luogo segreto dove è custodita la magica chiave, che nei lunghi e noiosi sabato pomeriggio, può essere decisamente utile. La procedura è semplice: ci si appropinqua alla porta della dispensa, possibilmente cantando la canzoncina di Mission Impossible, si entra, si arraffano i tipi di merendine che si erano stabiliti (non si può perder tempo a scegliere sul momento), mentre chi fa il palo controlla che le suore non siano nei paraggi, si esce velocemente con il bottino, e si spartisce con gli altri che aspettano fiduciosi, pronti -se servisse- a procurarti un alibi.

Monday, October 23, 2006

Il confessionale


Ieri è stata una giornata bellissima, di quelle che riempiono il cuore...
Una di quelle in cui, per puro caso, durante il viaggio di ritorno in macchina, qualcuno a cui vuoi bene, ti fa sentire importante e utile, cercando di condividere se non tutto, almeno una parte del peso che si sente costretto a portare...Bellissimo, sentire che man mano che parla il magone che ha in gola e nello stomaco si scioglie, senza lasciare altro che leggerezza e voglia di sorridere.
Peccato che di queste giornate ce ne siano poche..
- 6 giorni al derby...
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