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Monday, December 15, 2008

Proprio come Aurora...

Inizio il post chiedendo scusa per questo periodo di silenzio, ma giuro che negli ultimi 34 giorni di inattività, mi sono scervellata per trovare un modo efficace di esternare e far comprendere ai lettori i tanto attesi cambiamenti che finalmente si sono palesati.

Considerato che tra i lettori ci sono studentesse di Economia, apprendiste-antropologhe-cuoche-colleghe, princesses, e pure miei parenti, ho pensato a un post dal taglio semplice e immediato, di facile comprensione insomma, ché per questa fauna, un linguaggio rudimentale è quantomeno consigliato (ognuno ha i lettori che si merita....).

Ed eccomi quindi pronta a esternare la mia contentezza per gli avvenimenti che da così tanto tempo aspettavo, prendendo in prestito la favola della Bella Addormentata nel Bosco.

Ebbene sì, proprio come Aurora che la mattina viene svegliata da allegri uccellini delicati, che cantano soavi, la aiutano a vestirsi con grazia e leggerezza di colorati abiti vezzosi, così mi sento io.

Peccato che il mio risveglio non preveda allegri uccellini delicati, (dato che può capitare che la sveglia suoni alle 5,00, e a quell'ora gli uccellini canterini sono ancora a nanna) né abiti vezzosi (poco pratici per spostare scatoloni impolverati: meglio solide, sebbene non altrettanto vezzose, scarpe antinfortunistica..), in quanto per andare al negozio degli sportivi, tutto ciò è fuori luogo.

I co protagonisti di questa storia non sono ancora ben definiti, d'altronde, la mia nuova vita è iniziata meno di un mese fa; però c'è già qualche candidato al ruolo di Principe Filippo, numerose candidate per i ruoli di Flora, Fauna e Serenella, e già anche qualcuno per il ruolo della Strega Malefica, come in ogni favola che si rispetta.
E così la mia vita adesso scorre tranquilla, spensierata e soprattutto finalmente serena, proprio come quella di Aurora, con un unica differenza: io devo riuscire a incastrare il lavoro, lo studio, il basket, le relazioni sociali, la cura personale, il blog, facebook, il cane, le torte, lo shopping, mentre quella cretina di Aurora deve solo stare attenta a non pungersi col fuso...(tra l'altro, alla fine, si becca pure il principe...)

L'unica differenza tra me e Aurora, è che io non ho né tempo né voglia di addormentarmi, ne consegue che il classico lieto fine va a farsi friggere. Che novità....


Monday, September 29, 2008

Bambinità e adultezza

Il tempo non promette niente di buono su via Saliceto, il che spinge qualcuno ad accendere un fuoco per sbarazzarsi di paglia e erba secca prima che incominci a piovere.

Le fiamme attaccano, ma poco dopo è chiaro che l'estensione e la quantità di combustibile sono tali da rendere l'incendio incontrollabile.

La mezza stagione inoltre, fa sì che si sviluppino delle spaventose cortine di vento, delle vere e proprie trombe d'aria, pronte a distruggere tutto ciò che troveranno sul loro cammino.

La scena quindi è apocalittica: un immenso ammasso di paglia per altezza e estensione che, bruciando, diventa nero e tante minacciosissime trombe d'aria che, vorticando, raccolgono la paglia che brucia e diventano nere a loro volta.

Gli spettatori che si trovano sul luogo, presi dalla paura cercano un rifugio sicuro e vicino, per tentare di scampare alla terribile calamità.
Lo trovano in una casa colonica poco distante, la mia casa colonica, quella in cui ho vissuto fino a pochi anni fa.

Tutti entrano, me compresa, e cercano riparo alla bell'e meglio: chi nel sottoscala, chi nella loggia, chi in cucina.

Io invece entro in bagno (che, per la cronaca, non esiste più dato che i nuovi proprietari lo hanno demolito) e mi chiudo la porta alle spalle, sperando che tutto finisca il più in fretta possibile. Da dietro la porta si sentono i rumori peggiori, muri abbattuti dalla forza del vento, grida disperate, cocci che si infrangono.
Il bagno quindi, si rivela la stanza più sicura.

A un certo punto, spinta dalla curiosità di vedere com'è il cielo, apro la finestra -a piano terra- e nella tempesta che infuria, scorgo tre bambini vicino al muro, spaventati ma sani.
Due sono i miei cugini, ma non come sono ora, bensì bambini, il piccolo di al massimo tre anni, il grande di cinque o anche meno. Senza indugio li prendo in bagno con me.
Mentre sto per afferrare il terzo bambino, mi accorgo che è una bambina, e mi accorgo anche di essere io da bambina. Dopo un attimo di riflessione, dico alla me stessa bambina che visto che io sono adulta e sono in bagno, non c'è motivo che debba mettere al riparo anche lei, perciò la lascerò fuori. La me stessa bambina annuisce non troppo contrariata e io chiudo la finestra.

Pochi minuti dopo il tornado sembra essere finito e io mi avventuro fuori dal bagno, illesa, per vedere i danni provocati e sapere se gli altri sono illesi a loro volta.

Continuo a sentire urla terribili e il primo umano che vedo è disteso su macerie, ferito e quasi dissanguato. Guardo meglio e vedo che è Cula, l'amore della mia infanzia, che sta lì morente senza che nessuno ormai lo possa salvare.

Poco più avanti, scorgo uno uomo, a cui chiedo come stanno gli altri che cercavano riparo. Mi risponde che due mie amiche sono in coma, senza alcuna speranza di sopravvivere. Lo stesso uomo mi fa anche pesare il fatto che mi sono chiusa in bagno senza far entrare nessun altro.

Con ansia e malessere, finalmente mi sveglio.

Mi sto interrogando su questo sogno da giorni.
Pur avendo trovato interpretazioni interessanti, preferisco quella che mi ha dato mia mamma, nota studiosa dell'argomento, un pigro venerdì pomeriggio:

Innanzitutto il fuoco è un noto elemento di purificazione, che generalmente sancisce un rito di passaggio; il vento invece significa che devo affrontare dei conflitti di varia natura.

La casa, ho scoperto, è la rappresentazione della personalità di chi sta sognando, mentre il temporale è la rappresentazione dell'inconscio (questo me l'ha detto l'altra studiosa di attività onirica della famiglia, mia sorella).

Ma veniamo al succo.
Il fatto che io porti in bagno (che rappresenta la necessità di purificazione) i miei cugini (che in quanto bambini significano che ho ottime energie creative e capacità di esprimerle) e lasci fuori me stessa bambina, e il fatto che veda Cula quasi morto, significa -dice la studiosa- che anche il mio subconscio ha accettato il fatto che sono diventata grande.

Questa tesi è supportata tra l'altro anche dal fatto che scelgo la stanza che si rivela la più sicura della casa e rimango illesa al passaggio del ciclone, e che mi viene naturale proteggere i miei cuginetti.

Bambinità e adultezza quindi si sono mescolate in un gran mucchio di sensazioni, il tutto per sancire questo rito di passaggio.

E la domanda è:
Bambinità e adultezza non me lo potevano far recepire in un altro modo il passaggio dall'una all'altra, invece di questo orribile sogno, da cui mi sono svegliata in un bagno di sudore e lacrime???

D'altronde il sub-conscio non è sub-conscio mica per niente...

Tuesday, August 26, 2008

Ma porc...

Ci sono quei momenti infami nella vita in cui ci si accorge di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Poi ci sono quei momenti ancora più infami in cui solo il luogo o solo il momento sono sbagliati. Secondo me questi sono peggiori, perchè innescano molti più se, molti più perchè e molti più ma porca dei primi.
Ma questa è solo la fine della storia, la morale. Andiamo con ordine.

Qualcuno ha in mente qualcosa di più sereno e simpatico di una madre e due figlie ormai grandi che si incontrano la domenica mattina per fare colazione insieme? Probabilmente sì, ma questa è comunque un'immagine serena e simpatica.

E allora eccole: la madre giovanile, la figlia maggiore imprenditrice di se stessa, la figlia minore...chessarei io.

Dove si va, allora?
Mah, facciamo al solito baretto, quello che fa le paste buone...
Quello dove è regolare che mi ingozzi e mi sbarosoli con il cioccolato?Ok, andiamo.

Le nostre arrivano e si siedono, bevono il loro cappuccino, mangiano la loro pasta. Mentre Chessarei io (non sembra il nome di un amico di Hattori Hanzo, quello di Kill Bill?!?!) ingoia l'ultimo boccone di cornetto al cioccolato, arriva il cameriere per sparecchiare.

Che solerzia, le tre pensano, mentre il ragazzo impila tazze e piattini nel vassoio.

- Alla fine l'hai presa la patente? chiede il cameriere a Chessarei io (che ha sicuramente residui di cioccolata ai bordi della bocca) con una bella voce profonda.

-Ehm...Eh sì, alla fine l'ho presa- risponde Chessarei io sfregandosi i bordi cioccolatosi della bocca e alzando lo sguardo per capire chi le può aver rivolto una così inusuale domanda.

Si trova davanti un barista marcantonaco, biondo con gli occhi azzurri, con belle mani e una voce come sopra. E ricorda.

Questo qui quasi tre anni fa, l'aveva incontrato a scuola guida (e sugli incontri a scuola guida della famiglia V. ci vorrebbe un post a parte), lei in procinto di prendere la patente, lui, appena sedicenne, impaziente di essere abilitato a guidare il motorino, tatino.

Chessarei io dà un'ulteriore occhiata allo spettacolo che si trova davanti. Non se lo ricordava così. Era sulla buona strada, quasi tre anni fa, ma non se lo sarebbe mai aspettato così.

Intanto, la madre giovanile e la sorella imprenditrice di se stessa colgono evidentemente i pensieri di Chessarei io e non vogliono perdere un solo particolare della scena, che poi racconteranno ad amici e parenti in ogni occasione con una perfidia degna delle sorelle di Cenerentola.

Ma la conversazione prosegue. Il barista fa una faccia da cucciolo abbandonato guardando fisso negli occhi Chessarei io, quest'ultima non ancora certa di aver tolto tutta la cioccolata dagli angoli della bocca.

- Anch'io ce l'avevo, ma poi l'ho dovuto togliere...

Momento di imbarazzante silenzio, finché lui non indica il piercing al sopracciglio. Chessarei io per un attimo ha temuto un tremendo colpo di scena.

-ahhh...come mai?
-Perchè ho perso un sacco di palline...per fortuna con gli altri non succede... vedi, qui sull'orecchio e sulla lingua...
Chessarei io si assicura che il povero barista sia ad almeno un braccio di distanza prima di lasciarsi andare a veloci pensieri da maniaca sessuale quale è. Poi si domina e continua la conversazione

-...E tu poi l'hai preso il patentino?
- Sì sì, anzi adesso devo prendere la patente della macchina.

Chessarei io fa un breve calcolo dell'età e chiede conferma
-Ah, giusto, perchè ora hai diciott'anni...
-19 a settembre!

Io amo qualunque essere nato nel 1989, figurarsi se è un barista (sa fare il caffè) alto e bello.

Poi per fortuna il ragazzo se ne va, lasciando Chessarei io con i suoi pensieri sui piercing alla lingua.
Nel frattempo la madre giovanile e la sorella imprenditrice di se stessa aspettano spiegazioni.
Chessarei io balbetta un paio di parole sconnesse ed è già conscia che l'aspetteranno momenti moolto imbarazzanti quando le altre due donne del clan si esibiranno nel racconto di questo incontro con amici e parenti, ovviamente inventando e ingigantendo particolari innocui.

E siamo giunti alla morale della storia.
Come sarebbe andata se Chessarei io fosse stata sola?
Perchè in una situazione rara come un'eclissi di sole dovevano essere presenti anche le due sorelle instronzite di Cenerentola?

Momento e luogo sbagliati portano con sé pochi dubbi e rimpianti.
Ma o momento o luogo sbagliati...
MA PORC...

Friday, February 08, 2008

Purtroppo sì

Scena: lezione universitaria di economia politica. Fine della lezione, massa di 100 persone che si dirige verso l'uscita, minuscola, da cui si passa due per volta.

Personaggi: lei, che siccome è sorda e ciecata a lezione sta in terza fila ma non volendo perder di vista il resto della schiera di uditori, nella speranza di vederLo, passa la maggior parte del tempo girata all'indietro (tipo alle elementari: Maestraaa, mi guardaaa).
Lui: romagnolo, che (in questo caso) non è un'offesa, molto carino anche di modi, la cui educazione è scambiata per folle amore da Lei (porello, n'artro...).

Azione: mentre tutti si avviano alla porticina lei lo vede. Che emozione!!Devo assolutamente attaccar bottone - pensa. No! meglio! lo attacca lui il bottone!!!che culo!!
Mentre il traffico rimane altamente congestionato i due si scambiano convenzionali paroline e opinioni sulla lezione appena finita, brontolando all'idea che all'indomani ce ne sarebbe stata un'altra di ugual pesantezza.

A un certo punto, mentre la coda per uscire si velocizza sempre più e la porta è ormai prossima, lei - prendendo il coraggio a 4 mani sboccia:
(battuta) " ci vediamo domani, vero?/ ti vedo domani, vero?" (E' successo ieri, ma non mi ricordo più precisamente...)
Lui, serio: "eh...purtroppo sì".
fine dello sketch

Ora, io mi auguro che si stesse riferendo alla noiosa lezione che ci aspettava il giorno seguente, e non a me... comunque, appena girato l'angolo, provavo un misto tra euforia per avergli detto se ci saremmo potuti vedere ancora, e preoccupazione, scomparsa subito dopo essermi annusata le ascelle -senza farmi vedere da alcuno-, per timore che proprio loro avessero condizionato una risposta così...strana (ho usato strana perchè voglio essere indulgente con me stessa, non voglio cadere in depressione post due-di-picche-alla-viglia-di-san-valentino e voglio crogiolarmi nell'illusione,ok?!?).

Per dovere di cronaca oggi a lezione non l'ho visto.

Ma io mi crogiolo, mi crogiolo, mi crogiolo...

Wednesday, January 16, 2008

Il Bacio Perugina

C'era una volta una giovane e simpatica ragazza (com’è la tua amica? –Simpatica- Simpatica? allora è ‘na cozza) che all’alba del suo 21esimo compleanno, scartando il tradizionale Bacio Perugina lesse questa profezia:
A ogni donna corrisponde un seduttore. La sua felicità sta nell’incontrarlo. S. Kierkegaard

Subito la sua mente cominciò a macinare chilometri: lei l’aveva sempre saputo che la sua felicità dipendeva dal trovare il suo seduttore; si era sempre sentita portatrice di una missione speciale ed ora ne aveva la conferma.

Incontrare un seduttore per essere felice. L’aveva sempre saputo.

Ma non può fare tutto il destino, pensò la ragazza, devo fare in modo che le cose capitino, devo sempre essere pronta a ricevere ciò che la vita vuole regalarmi, devo anche cercare di essere sempre al meglio, ottimista e con il sorriso sulle labbra, pensava la ragazza mentre addentava la primissima parte del Bacio Perugina.

Mentre il paradisiaco sapore di cioccolato rendeva felice il palato, ella incominciava a pensare seriamente alla sua vita spesa alla ricerca della felicità , quindi alla ricerca di un uomo.

Bè, il mio seduttore sarà alto, moro con gli occhi chiari, tipo il Clark Kent di Smallville o il dottor Kovac di E.R.. No, un momento, non è importante come uno e fuori, bisogna soprattutto che sia bello dentro, si disse la simpatica fanciulla ridendo per l’evidente cazzata appena pensata.

Altroché se dovrà essere bello!!!! D’altronde già la parola seduttore suggerisce un aspetto fuori dal comune, proprio come Clark (ma solo quando assume la criptonite rossa se no è troppo noioso) o Luka (ma prima che avesse un bambino da Abbie, ora è troppo piagnone). E poi, se devo spendere la vita nella ricerca di una persona di questo tipo, almeno che ne valga la pena.

E mangiando la nocciola del Bacio, chiuse gli occhi e si vide, come in un film, mentre accuratamente si veste di tutto punto anche solo per andare nella farmacia sotto casa ripetendosi convinta “non si sa mai che potrei incontrare scendendo…” anche un maniaco- aggiungo io.

Ma la farmacia non è il luogo giusto per gli incontri. Il mio seduttore lo incontrerò certo all’Università. Ne sono sicura- si disse mentre un pezzetto di nocciola le si era incastrato tra l’incisivo e il canino- qui troverò il mio seduttore.

Ah, che luogo incantato, l’università!!! Dove i giovani maschi sprizzano intelligenza da tutti i pori, azzeccano i congiuntivi, sfoggiano meravigliosi sorrisi smaglianti e ci provano con tutte anche se già sono fidanzati…peccato però che il loro sorriso attraentemente marpionesco sparisca dai loro bei volti appena la simpatica ragazza (in minigonna per l’occasione) confermi che il gol di Iaquinta era decisamente in fuori gioco e prosegua convinta dicendo che il tiro da tre di Torres era valido. Mia cara ragazza simpatica, non c’è modo più rapido per perdere ogni traccia di femminilità. Se avessi letto il Decalogo lo sapresti. Pensandoci, forse lì non è il posto giusto per trovare il mio seduttore, si disse mesta riaprendo gli occhi mentre addentava la parte centrale del Bacio Perugina.

Richiuse gli occhi, determinata a fare progressi. Ok, in farmacia e all’università non è andata bene, ma so io dove per certo qualcuno trovo. Ad allenamento! Sì, cara ragazza, quello è il posto, nella squadra che si allena dopo di te c’è almeno un quintetto di potenziali, alti e atletici seduttori, allora che aspetti???

Ed ecco che le ritorna il sorriso, mentre entra sul parquet sicura della felicità che l’attende. Certo, con la minigonna sto bene, ma vuoi mettere con i miei pantaloncini da basket preferiti, i fermagli colorati tra i capelli e le mie invidiate scarpe bianche e verdi?!?!? Non mi ferma nessuno – continuava a sognare assaporando il cioccolato Perugina.

No no, non la ferma nessuno. Specialmente sotto canestro, visto che ella è un robusto pivot. Non l'ha fermata nemmeno la sua compagna occhi da cerbiatto-taglia 40 per un metro e sessanta che si è schiantata contro di lei nel tentativo di marcarla…

Ma il quintetto di seduttori che sta guardando l’allenamento avrà sicuramente notato di più l’eleganza del suo tiro in gancio piuttosto che il placcaggio e la rassomiglianza a un elefante con le scarpe da basket.

E infatti la felicità arriva: a fine allenamento, sudata e paonazza in modo quasi imbarazzante, vede avicinarsi i cinque sorridenti e bellissimi seduttori: ecco, sono pronta a ricevere tutti i doni di gioia che la vita mi vuole offrire, pensa la simpatica ragazza con il viso color maialino (tipico di chi ha appena corso per un’ora e mezza).

- Ciao ragazza simpatica! L’ala forte del quintetto (ovviamente il più bello dei cinque seduttori) vorrebbe chiederti una cosa…

- Dimmi pure mia splendida ala forte!!-

- Non è che per caso sai se la tua compagna occhi da cerbiatto-taglia 40 per un metro e sessanta che si è schiantata contro di te prima è fidanzata? Se non lo è mi potresti dare il suo numero?? Grazie, sei proprio un’amica, e per dimostrartelo non ti bacio né ti abbraccio ma ti elargisco una mortale pacca sulla spalla, di quelle che annientano qualsiasi speranza di essere sedotta.

- grazie ala forte, un nuovo amico è proprio quello che cerco.

Il bacio perugina divenne a poco a poco amaro, il sorriso era già da un po’ scomparso dal simpatico viso e poi il buon sapore svanì proprio del tutto.

La ragazza simpatica ancora perplessa dal suo sogno riaprì gli occhi, guardò sulla scrivania e vide i libri di semiotica, molto interessante e illuminante, la pila di articoli di donne intellettuali che doveva ancora finire di leggere se avesse voluto sviluppare un punto di vista critico, e l’agenda verde con un mammut in copertina che avrebbe dovuto consultare per ricordarsi tutti gli appuntamenti della sua più che soddisfacente vita sociale, anche se sguarnita di seduttori.

Tra le mani aveva ancora il foglietto con la massima ormai ridicola. Prese un pezzo di scotch, aprì l’agenda e attaccò il foglietto nella pagina del suo 21esimo compleanno. Da quel giorno in poi, ogni volta che la ragazza si sente triste per la mancanza di un seduttore tutto suo, apre la sua agenda al giorno del suo compleanno, legge la massima e ride pensando al fatto che l’ha detta un uomo che:

Nel 1840 si fidanzò con la diciottenne Regine Olsen, ma dopo un anno scarso, ruppe il fidanzamento. Forse Kierkegaard era attirato da una vocazione di consacrazione religiosa, o forse non voleva ingannare la ragazza, avendo il timore ossessivo che la maledizione divina (a cui era convinto di essere soggetto) credeva che potesse gravare anche sulla famiglia che egli avrebbe formato insieme a lei. Regine Olsen si disse pronta a tutto pur di sposarlo, ma Kierkegaard fece il possibile per apparirle disgustoso, in modo che cadesse su di lui la colpa della rottura del fidanzamento, che peraltro gli procurò rimpianto per tutta la vita.

Da wikipedia.

Friday, August 31, 2007

Una vacanza da favola

C'erano una volta due amiche di non poi così vecchia data, che all'alba dei loro gagliardi 20 anni si sedettero a un tavolo e si dissero:"perchè non facciamo una vacanza assieme?!?"

Detto fatto le due amiche partirono per il regno di Far Far Away. I loro nomi erano Rira e Cheglia ma per fortuna, furono questi solo per una settimana.
Cominciò così la loro avventura in un posto talmente bello da sembrare un sogno: acqua cristallina, oasi verdi, poca gente (dio benedica la media stagione) e calabroni grandi come due dita di una mano.

L'arrivo non fu trionfale per le nostre Rira e Cheglia; infatti, il viaggio le aveva sovrumanamente stancate non dimenticando di frustare e annodare i loro stomaci, e passarono il primo giorno a dormire, lodando e santificando l'aria condizionata e il suo inventore.
Ma le avventure non si fecero attendere troppo, e il secondo giorno le due eroine poterono finalmente scatenarsi e lasciare il segno.

Incontrarono molte persone gentili e cortesi, primo fra tutti il Facchino col Cappellino, che era talmente premuroso da passare anche due, tre volte al giorno dal loro alloggio, interessandosi ai programmi delle ragazze, ai loro gusti e progetti per il futuro. Secondo Rira egli era innamorato di Cheglia, secondo Cheglia di Rira; purtroppo ciò che spingeva il Facchino a questa abbondante cordialità non è stato mai appurato.

Il Bagnino Forzuto fu il secondo incontro importante. Si trattava del bagnino con la cassa toracica più sviluppata del mondo civile, che sembrava gonfiata con la pompa per i materassini (quella su cui si spinge con il piede). Ma anche questo non è mai stato appurato.

Il Cameriere Sergio, di età imprecisata e evidenti problemi a dare il resto, fu una piacevole scoperta. Una breve ma intensa storia lo coinvolse con Rira: lei gli chiedeva un caffè basso con latte freddo a parte e lui (che non aveva capito) le faceva lo sconto.

Intanto Cheglia non perdeva tempo: preferendo la "carne fresca" agli uomini maturi, bazzicava spesso nei pressi del palco della Baby dance, e finalmente trovò la sua preda, un adolescente trentino componente segreto dei Finley, con capelli lunghi sugli occhi, stile da skater e viso scimmiesco. Verosimilmente però il particolare che colpì a morte la cara Cheglia furono i pettorali e gli addominali di Finley, decisamente ipersviluppati per un ragazzo probabilmente appena entrato nel magico periodo della pubertà (*).

Le giornate trascorrevano serene, tra discussioni su involucri e automobili, e gesti osceni di Rira in presenza del cameriere Sergio ("così è un mostro, così è normale", seguito da ampi gesti con le braccia).

Un pomeriggio in spiaggia, le due amiche si stavano appropinquando verso l'acqua quando, l'Animatore Bandana Rosa, che già da questo particolare è facilmente delineabile, per invitare i giovani a giocare al sempre divertente beach volley, tuonò dal microfono:"su dai ragazzi, venite a giocare a beach, venite a far volare la palla con noi, e anche voi ragazze, su dai, venite a fare il tifo!!!". Bandana Rosa, l'acerrimo nemico.

Le due eroine quasi tentate di impersonare Nami e Mila lasciarono correre, optando per un fresco bagno sbollentatore di rabbia.

E così iniziò ad avviarsi alla fine la bella avventura di Rira e di Cheglia, la Baby dance sfrenata era una costante e i tentativi (sempre falliti) di Rira di risolvere un intero cruciverba erano l'attrazione dei pomeriggi.

E come ogni favola che si rispetti c'è anche la morale. Che precisamente è:

'Fanculo ai sassi (**)

(*)Ovviamente, Cheglia tornò a casa con un pugno di mosche, intimamente convinta che un giorno l'avrebbe rincontrato. Illusa.

(**) Il riferimento è ai sassetti del bagnasciuga, che si dimostravano molto fetenti quando si cercava di salire dall'acqua.

Fine della storia e fine delle vacanze...Amica mia, te l'avevo promesso un bel post, no?!?!
grazieeeee :)