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Wednesday, December 31, 2008

Quantunquemente....

Avverbio di modo: parte invariabile del discorso che risponde alla domanda di analisi logica "in che modo?" (thanks to Maestra Claudia)


Riflettendo sul modo in cui diverse persone usano diversi avverbi, ho pensato che forse c'è una relazione tra l'avverbio preferito o più frequentemente usato e la persona stessa.
Non è uno scherzo. E' così che a volte passo il mio tempo.
Sobria e lucida, per di più.

Per esempio il mio preferito, quello che uso a ogni piè sospinto è fondamentalmente.
Lungo da pronunciare, con un suono tondo, cantilenante, di chi crede di avere la verità in tasca e la vuole ostentare, rimarca una certa saccenza che -fondamentalmente- non è estranea alla mia complessa personalità.

Quando ho chiesto la preferenza di mia sorella (che di lavoro fa l'editor), con la voce da perfettina mi ha risposto "il mio è estremamente. Lo devo correggere sempre nei testi che leggo". Non aggiungo altro.

I miei cugini ne hanno addirittura coniato uno tutto loro: faccialmente. Lo usano per descrivere le ragazze, i cretinetti. Anche in questo caso non aggiungo altro.

La mia collega-antropologa invece usa praticamente. A me piace, e credo ci sia un buon feeling con il mio fondamentalmente, perchè sono entrambi avverbi che cercano di portare ogni parola a cui sono applicati a un livello base, da cui partire o a cui arrivare.

Il mio capo usa molto concettualmente. Ora, a parte il fatto che non avrei nulla da ridire anche se dicesse caccalmente, in quanto mio capo (...), ha scatenato la mia curiosità perchè è segno di un modo di vedere le cose diametralmente opposto rispetto al mio: fondamentalmente va alla base, alle radici della situazione; concettualmente tende all'ideale e all'astratto.

Il mio capitano invece dice spesso tendenzialmente. Adoro come suona, ma anche qui è un punto di vista diverso dal mio. Tendenzialmente è più un in teoria che un in pratica, non svela le fondamenta, si limita a prendere atto dell'andamento dei fenomeni.

In conclusione, rileggendo per essere certa di essere stata chiara (eh?) secondo me funziona. Certo, nè Levi-Strauss, nè nessun altro mi verrà a stringere la mano per questa teoria, però mi sembra che regga.

A pensarci, forse mia sorella, che è nella stanza qui di fianco mi stringerà la mano, chissà.

Ma la domanda che sorge spontanea è: era veramente sobria e lucida quando ha riflettuto su questo argomento?

Tuesday, November 11, 2008

Maledetto color cachi

Da sempre, da quando anch'io, come tutti, molti centimetri, chili e anni fa ero una piccola pargola, c'è una scena ricorrente che mi dimostra -ogni volta con maggior potenza- che il mondo è governato da Forze Sovrannaturali invisibili, e che noi poveri umani, rimarremo sempre piccoli pargoli al cospetto di queste...


E' domenica, una bella domenica di primavera, una delle prime domeniche dopo l'inverno e tu, Piccolo Pargolo, non vedi l'ora di uscire e giocare in giardino. Sfortunatamente, oggi è anche il compleanno della Zia Bursa, quella che abita lontanissimo e in camera da letto ha una bambola di ceramica seduta sul letto a cui gli occhi non si chiudono più bene, per cui spesso, quando vai a posare i cappotti, te la ritrovi davanti che ti fissa con un occhio completamente aperto e uno completamente chiuso...brrr...
Come se non bastasse, la tua mamma ieri ha anche fatto shopping per te, e quale migliore occasione per spianare i vestiti nuovi?!?!?
Camicia, fastidiosamente inamidata, maglione di lana che pizzica da morire e un bel paio di pantaloni color cachi. E per fortuna che almeno le scarpe sono quelle vecchie.

E già da qui, Piccolo Pargolo, dovresti capire che sarà un miracolo se arriverai intero a stasera.

Arrivati dalla Zia Bursa, dopo un pezzo di torta con le tagliatelle e un giro di educati saluti ai vari indistinti parenti riuniti in salotto, finalmente sei libero di andare a giocare in giardino con gli altri under 13 del clan.

Ma non hai nemmeno varcato la porta del salotto, che tua madre ti blocca e pronuncia, davanti a testimoni, le fatidiche parole che hanno in loro una vaga nota di terrorismo psicologico:
"stai attento a non sporcarti che sei vestito di nuovo"

Allora tu, che ti ricordi dell'altra volta, che anche se è il tuo primo ricordo d'infanzia sai che c'è stata almeno un'altra volta, tu ti fermi e convinto di quello che dici le rispondi: "sì, sto attento".

Ma le Forze Sovrannaturali invisibili, sono in agguato. Hanno ascoltato lo scambio di battute e non vedono occasione migliore per sferzare un attacco. Dal canto tuo, vuoi veramente non sporcare i vestiti; passi per il maglione che è scuro, ma i pantaloni color cachi, anche se non ti intendi molto di vestiti, intuisci che sono delicati, indifesi e per questo una minaccia per te e il tuo status quo.

Ma dopo aver giocato per un po' a far rimbalzare la palla sul marciapiede, decidi che se fai un cauto passo verso l'erba, non succederà nulla di irreparabile, al massimo ti sporchi le scarpe che comunque sono vecchie. E infatti nulla succede perchè le Forze Sovrannaturali oltre a essere invisibili sono anche subdole: ti danno l'illusione di poter gestire le cose ma basta abbassare la guardia per un microsecondo che colpiscono senza pietà.

Come nel caso in cui, acquistata un po' di fiducia, valuti che una partitina a calcio non può fare male, e per maggiori garanzie ti offri di stare in porta.

Purtroppo però la tua inesperienza di vita, i tuoi pochi anni e la conseguente poca capacità valutativa segneranno la tua sconfitta.

Infatti dopo un paio di azioni di gioco tranquille, un rasoterra di un maledetto cugino di terzo o quarto grado, ti costringe a un elegantissimo tuffo, che non lascia scampo ai tuoi pantaloni color cachi. Le Forze Sovrannaturali hanno colpito.

Appena ti rendi conto dell'accaduto, con il pallone ancora in mano, la cosa a cui riesci a pensare è una sola: "e adesso?"

Le vie di fuga non sono molte e non ricevi grande aiuto dai cugini che, accorgendosi dell'accaduto, si godono la tua reazione di terrore e impotenza pensando "prima o poi tocca a tutti". Che stronzi i cugini a volte.

La prima cosa da fare è smettere di giocare. ti accucci sul ciglio del marciapiede e rifletti. Cacchio, mi son seduto su una cacca di piccione! No, vabbè quella viene via...

E in quei momenti il tempo passa veloce come la luce, non ti dà nemmeno il tempo di respirare, e così arriva il momento di tornare a casa.
Tendenzialmente la tattica è nascondere la strisciata di erba alla mamma, almeno fino alla macchina, e poi sperare di arrivare fino a casa, in modo da mettere nel cesto dei vestiti da lavare il corpo del reato nel più breve tempo possibile. e che il Signore ti aiuti.

Quella volta su venti che questa tattica ha successo tu, mio Piccolo Pargolo, giungi alle prime, capitali conclusioni della tua vita:

- decidi che il tuo scopo nella vita sarà quello di combattere senza quartiere le Forze Sovrannaturali, ma già adesso hai la vaga sensazione che quando e se ne uscirai, lo farai sconfitto;
- odierai per sempre i pantaloni color cachi, ché se fossero stati un paio di jeans non si sarebbe neanche vista 'sta macchia;
- non giocherai mai a uno sport outdoor, sotto i piedi pretenderai sempre parquet, linoleum o mattonelle, ché è meglio un ginocchio sbucciato e il dolore fisico anziché la cazziata di tua madre - che per la cronaca, non crederà mai alla storia delle forze sovrannaturali, e penserà solo che sei un sumarnàz.

Thursday, October 23, 2008

Maddalena pensa che Facebook faccia uscire il peggio di lei

E' il primo a cui dedico lo sguardo la mattina.

E' l'ultimo a cui dedico lo sguardo la sera.

Grazie a lui ho scoperto che se fossi una canzone degli Abba sarei Fernando, se fossi in Grey's anatomy sarei Christina Yang, se fossi in Gilmore girls sarei Lorelai, se fossi un Dio greco sarei Zeus e se fossi un Puffo sarei Quattrocchi (questo lo sapevo anche senza test...).

Non ho - quasi - più interesse per il gossip (tragedia), tanto che mi accontento di leggere i titoli assurdi della homepage di Libero: Isola smutandata, Will Smith gay?, Marini e Cecchi Gori: ritorno al passato (questa è una tragedia).

Ho un mostriciattolo verde in Pet Society che si chiama Embè, ho messo Flixter nella barra dei preferiti e in Geo Challenge ho 11436 rispettabilissimi punti.

Sono fan di 32 pagine (ma aumenteranno di sicuro) tra cui le Pringles, i Pan di stelle, Louis Garrel e Paolo Bitta.

Sono iscritta a 23 gruppi (ma aumenteranno di sicuro) tra cui Ammazziamo il gattino Virgola con una mazza da golf, Starei le ore a guardare lo Chef Tony, Adotta anche tu un surfista californiano di 20 anni e, il mio preferito, Rasho Nesterovic fan club: the man, the mith, the legend (63 convinti membri).

Ho 62 amici, di cui 16 in comune con mia sorella, 16 in comune con qualcuno che non sopporto, 3 o 4 che non vedo dal 1999 e 1 che è Angelo Gigli (quello vero!!!).

Spiando tra gli amici degli amici degli amici, ho trovato il ragazzo che mi piaceva in prima media, il ragazzo che mi piaceva in seconda superiore, il ragazzo che mi piaceva l'estate scorsa.

Uso a sproposito lo strumento Suggerisci persone che xxx potrebbe conoscere, e quando mi arriva la notifica che xxx e yyy sono diventati amici, mi sento utile.

Quando sono fuori casa non vedo l'ora di tornare al pc, quando sono davanti al pc sono talmente conscia di tutte le potenziali attività che potrei fare, che per qualche minuto rimango immobile davanti alla pagina del mio profilo.

Da quando ho iniziato l'università, la pagina iniziale di Mozilla è sempre stata quella di Discipline della Comunicazione, ma da qualche centinaio di ore quando apro Mozilla clicco su "accedi" e il mio mondo è più bello.

E il risultato?!?

Il risultato è che stamattina non ho sentito la sveglia, ho perso il ricevimento della prof che segue la mia tesi e ho perso la proiezione di un raro film avanguardista del 1923 presente nella filmografia obbligatoria del corso di Istituzioni di storia del cinema.

Quando accedo a Facebook il mio mondo è più bello, ma magari gioverebbe se ogni tanto cliccassi anche su "Esci".

Monday, September 29, 2008

Bambinità e adultezza

Il tempo non promette niente di buono su via Saliceto, il che spinge qualcuno ad accendere un fuoco per sbarazzarsi di paglia e erba secca prima che incominci a piovere.

Le fiamme attaccano, ma poco dopo è chiaro che l'estensione e la quantità di combustibile sono tali da rendere l'incendio incontrollabile.

La mezza stagione inoltre, fa sì che si sviluppino delle spaventose cortine di vento, delle vere e proprie trombe d'aria, pronte a distruggere tutto ciò che troveranno sul loro cammino.

La scena quindi è apocalittica: un immenso ammasso di paglia per altezza e estensione che, bruciando, diventa nero e tante minacciosissime trombe d'aria che, vorticando, raccolgono la paglia che brucia e diventano nere a loro volta.

Gli spettatori che si trovano sul luogo, presi dalla paura cercano un rifugio sicuro e vicino, per tentare di scampare alla terribile calamità.
Lo trovano in una casa colonica poco distante, la mia casa colonica, quella in cui ho vissuto fino a pochi anni fa.

Tutti entrano, me compresa, e cercano riparo alla bell'e meglio: chi nel sottoscala, chi nella loggia, chi in cucina.

Io invece entro in bagno (che, per la cronaca, non esiste più dato che i nuovi proprietari lo hanno demolito) e mi chiudo la porta alle spalle, sperando che tutto finisca il più in fretta possibile. Da dietro la porta si sentono i rumori peggiori, muri abbattuti dalla forza del vento, grida disperate, cocci che si infrangono.
Il bagno quindi, si rivela la stanza più sicura.

A un certo punto, spinta dalla curiosità di vedere com'è il cielo, apro la finestra -a piano terra- e nella tempesta che infuria, scorgo tre bambini vicino al muro, spaventati ma sani.
Due sono i miei cugini, ma non come sono ora, bensì bambini, il piccolo di al massimo tre anni, il grande di cinque o anche meno. Senza indugio li prendo in bagno con me.
Mentre sto per afferrare il terzo bambino, mi accorgo che è una bambina, e mi accorgo anche di essere io da bambina. Dopo un attimo di riflessione, dico alla me stessa bambina che visto che io sono adulta e sono in bagno, non c'è motivo che debba mettere al riparo anche lei, perciò la lascerò fuori. La me stessa bambina annuisce non troppo contrariata e io chiudo la finestra.

Pochi minuti dopo il tornado sembra essere finito e io mi avventuro fuori dal bagno, illesa, per vedere i danni provocati e sapere se gli altri sono illesi a loro volta.

Continuo a sentire urla terribili e il primo umano che vedo è disteso su macerie, ferito e quasi dissanguato. Guardo meglio e vedo che è Cula, l'amore della mia infanzia, che sta lì morente senza che nessuno ormai lo possa salvare.

Poco più avanti, scorgo uno uomo, a cui chiedo come stanno gli altri che cercavano riparo. Mi risponde che due mie amiche sono in coma, senza alcuna speranza di sopravvivere. Lo stesso uomo mi fa anche pesare il fatto che mi sono chiusa in bagno senza far entrare nessun altro.

Con ansia e malessere, finalmente mi sveglio.

Mi sto interrogando su questo sogno da giorni.
Pur avendo trovato interpretazioni interessanti, preferisco quella che mi ha dato mia mamma, nota studiosa dell'argomento, un pigro venerdì pomeriggio:

Innanzitutto il fuoco è un noto elemento di purificazione, che generalmente sancisce un rito di passaggio; il vento invece significa che devo affrontare dei conflitti di varia natura.

La casa, ho scoperto, è la rappresentazione della personalità di chi sta sognando, mentre il temporale è la rappresentazione dell'inconscio (questo me l'ha detto l'altra studiosa di attività onirica della famiglia, mia sorella).

Ma veniamo al succo.
Il fatto che io porti in bagno (che rappresenta la necessità di purificazione) i miei cugini (che in quanto bambini significano che ho ottime energie creative e capacità di esprimerle) e lasci fuori me stessa bambina, e il fatto che veda Cula quasi morto, significa -dice la studiosa- che anche il mio subconscio ha accettato il fatto che sono diventata grande.

Questa tesi è supportata tra l'altro anche dal fatto che scelgo la stanza che si rivela la più sicura della casa e rimango illesa al passaggio del ciclone, e che mi viene naturale proteggere i miei cuginetti.

Bambinità e adultezza quindi si sono mescolate in un gran mucchio di sensazioni, il tutto per sancire questo rito di passaggio.

E la domanda è:
Bambinità e adultezza non me lo potevano far recepire in un altro modo il passaggio dall'una all'altra, invece di questo orribile sogno, da cui mi sono svegliata in un bagno di sudore e lacrime???

D'altronde il sub-conscio non è sub-conscio mica per niente...

Saturday, August 23, 2008

Il luogo magico e Rocco

E' sempre un magico viaggio in un magico luogo andare in vacanza con la Cazzona, ci si diverte, ci si rilassa, ci si insulta in simpatia (scaricatrice di porto sarai tu), insomma sembra di essere appunto in un magico luogo.


Nel caso specifico il magico luogo è un paesino dell'Abruzzo con abitanti under 7 e over 72, non esattamente una Rimini, per intenderci.
Dopo una settimana in cui il ritmo che scandiva le giornate era pressappoco cibo-bagno-cacca-nanna, rifletto sui buoni motivi che mi hanno fatto tornare a casa. Il cane che per farmi le feste mi sbava addosso? Il caldo assassino? Emanuel Ginobili con una orribile, evidente, incipiente calvizie (anche se questo dimostra che una giustizia esiste)?

Ma perchè invece non sono rimasta là? Arrampicarsi agevolmente sui giochi dei bambini e cipollare con i cellulari, conoscere personaggi come Ray Sugar Sandro, che ancora non ho capito se ci fa o ci è, visitare il paese preferito da D'Annunzio e il paese natale di Rocco Siffredi: questa è vita.

E invece ora siamo di nuovo qui, la Cazzona lavora e si interroga su certi suoi strani sogni, e io invece mi massacro l'anima pensando che tra un anno a quest'ora sarò laureata e temo di non farcela con gli esami, la tesi, il tirocinio...aaarrrggghhh!!!

In città le ansie e i dubbi nascono e aumentano. Nel luogo magico mangiavo Gocciole e imparavo a fare verticali sott'acqua.

Almeno ora ho visto con i miei occhi dove è nato Rocco. Bel posto.

Wednesday, July 02, 2008

Scienze delle merendine

Ultimamente studio molto.
Oddio, forse molto non è la parola giusta. Forse è molto per i miei standard, mentre invece per uno studente normale il tempo che ora io dedico allo studio e che considero irragionevole è appena sufficiente, non so.

Comunque, tutto questo tempo passato sui libri, che ripeto, non è poi così tanto, mi ha fatto riflettere sull'università, gli esami, le materie di studio. E tutto questo riflettere, mi ha portato ha vagheggiare su alcuni esami opzionali degli opzionali, che è da una settimana che voglio buttar giù, altro che spazio Pollock e semiotica greimasiana.

Sociologia: Al termine del corso lo studente avrà appreso le tecniche base per affrontare le situazioni relazionali tipiche della sua fascia d'età, come l'approccio in discoteca, il litigio con la migliore amica, la discussione con i genitori.

Storia del Teen-pop: Il programma consiste nel ripercorrere le tappe del fenomeno dagli albori a Marco Carta, concentrandosi principalmente sulle boyband e relativi componenti. L'esame scritto vorrà verificare l'effettiva competenza degli studenti in materia; una quesito tipo potrebbe essere: in che data si sono sciolti i Take That?

Psicologia cognitiva maschile: Quali sono i processi cognitivi maschili di base? Come si conduce una ricerca sui soggetti cercando di perdere meno tempo possibile? Cosa è più utile al fine della ricerca tra gli esperimenti in laboratorio (quelli con labirinti e pezzi di formaggio) e l'osservazione nell'ambiente naturale (quello dove il formaggio è a forma di un'altra cosa)?

Economia e gestione dello shopping personale: Gli studenti che frequenteranno le lezioni impareranno come organizzare il cambio degli armadi e anche un vero e proprio metodo per organizzare l'armadio tutto l'anno. Inoltre apprendere utili consigli su come acquistare abiti e accessori invidiabili con meno di 20 euro.

Sarebbe una meraviglia...
Sento che nella vita vera potrebbe servirmi uno di questi corsi, e soprattutto i miei sarebbero contentissimi di pagarmi le rette con prospettive del genere...

Questa foto è Princeton, New Jersey, in cui ha sede una delle università della Ivy League. Mi sembrava chiaro il legame con lo spessore del post...

Thursday, June 26, 2008

Io ccaaantoooo...

Io canto in macchina.
Non c'è un motivo preciso, lo faccio e basta, lo faccio perchè mi piace farlo.

Entro in macchina, mi metto la cintura, accendo il motore, accendo il lettore e parto. In tutti e due i sensi.

Ovviamente canto qualsiasi pezzo che la modalità casuale propone, giacchè sono una virtuosa in quest'arte.

Essendo autodidatta, tra l'altro con ottimi risultati, mi affido al mio orecchio, al mio istinto, senza preoccuparmi d'altro. Canto in macchina e basta.

A dire la verità sembro un po' il Tiziano Ferro di Mai dire Martedì, che dice parole a caso, però il più delle volte è intonato...

Comunque, urlare a squarcia gola in un inglese stentato e a volte proprio inventato non è un'attività considerata di pregio, di classe, insomma.
Per questo motivo, ho fissato una semplice regola che permette il massimo piacere con la minima perdita di spessore sociale.

E' mia convinzione che quando ci si ferma a un semaforo, e non si è i primi della fila, è opportuno abbassare il volume della radio e tacere. Il motivo è presto detto: quello davanti ti vede dallo specchietto. E se è l'uomo della tua vita? Se è il tuo allenatore che già ti considera una svampita? Potrebbe anche essere un perfetto sconosciuto, ma meglio non correre il rischio.

Anche perchè il cantare in macchina potrebbe essere allo stesso livello dello scaccolarsi in macchina, dello schiacciarsi i brufoli in macchina, dell'annuire o negare o comunque muovere la testa da soli in macchina e così via.

Conosco persone che se ne infischiano e cantano anche ferme al semaforo e con lo stereo al massimo, e le ammiro. Certo, almeno scegliere pezzi decenti invece di Roberto Vecchioni (Princess...), o gli N'sync (Cazzona...).

Non sono contraria ne a Vecchioni ne agli N'sync, magari però il buon gusto di interpretarli agli 80 in tangenziale, magari sarebbe apprezzato...

Comunque, qualsiasi sia la tecnica, qualsiasi sia il genere, mi batterò perchè tutti, nel mondo, nell'universo, possano dire senza vergogna: Sì, io cccaaaantooooo...

Saturday, May 31, 2008

S.O.S...sono la tata!

Sono gemelli spagnoli di 16 mesi e pesano dagli 8 ai 10 chili.

Xavi ha gli occhi verdi, Sara azzurri.
Xavi non può stare senza ciuccio, fa tanta cacca e tende al mancinismo.
Sara è attratta dalle scale, sbatte la testa dappertutto, e quando le dici "no!" ti guarda con uno sguardo diabolico.

Il papà di lavoro fa il Sommo sacerdote di Dagone, che è amico di Dalila ma mica tanto di Sansone.

La mamma di lavoro fa la moglie del Sommo sacerdote, seguendolo in giro per il mondo.

In 5 ore che sto con loro non mi siedo nemmeno un momento, ma vivono in una casa in cui anche dalla finestra del bagno si domina Bologna per intero.

Ovviamente amo Xavi, che mi dà i bacini sbavucchiosi. Sara mi piace perchè è sveglia e fa poca cacca.

Bellissima esperienza, ma credo che la mia voglia di maternità si esaurirà in queste due settimane...

Friday, May 23, 2008

Mascarpone e consapevolezza

Dopo sogni in cui si verificavano stragi di giocatori di basket (che sciaguraaaaa!!!), ho finalmente preso atto che studiare mi fa tanto male al cervello.

Dunque, l'altra notte non riuscivo a prendere sonno, così mi sono messa a riflettere su di me, la mia vita, le persone che mi circondano e la consapevolezza che queste hanno un'opinione su di me.
Ho l'abitudine di confezionare una metafora su tutto quello di rilevante chi mi fa pensare così, pensa che ti ripensa sono arrivata alla conclusione -metaforizzata- che sapere che vengo giudicata dagli altri, come d'altra parte faccio io, è come il cioccolato sul mascarpone.

Comprendo che la raffinatezza dell'espressione non sia raggiungibile da tutti, pertanto mi accingo a esplicarla. Quando vado al pub con i miei amici (e continua la sequela di riferimenti aulici) ambisco di sovente a una bella (e iper-super-calorica-ma-chi-se-ne-frega-è-sabato-sera) coppa di mascarpone.

In alcuni bistrot questa leccornia viene servita in un'elegante coppa da gelato di vetro, ornata da fragole e frutti di bosco, con tovagliolini intessuti, un cameriere pronto a riportare la delizia in cucina se qualcosa non è di proprio gusto, petali di rose sul tavolo e una soave musica di sottofondo.

Peccato che io e i miei amici in posti così non andiamo mai.

Le nostre mete favorite sono posti in cui se non ti sbrighi a ordinare il cameriere ti guarda male e se ne va, se non hai i soldi contati - perchè si paga in anticipo e niente scherzi - lo stesso cameriere continua a guardarti male e magari ti fa aspettare per la seconda ordinazione, e la musica di sottofondo probabilmente è una gara di rutti che si svolge nel tavolo di fianco.
In luoghi così però continuiamo ad andarci perchè quando chiedo il mascarpone, mi arriva una ciotola senza fondo ricoperta di cacao amaro e con i pezzettoni di cioccolato in mezzo.
Esiste meraviglia più goduriosa di questa??!?!?(domanda retorica, non serve risposta...)

Ma perchè la consapevolezza del giudizio delle persone la associo al cioccolato nel mascarpone?
Perchè secondo me se il mascarpone fosse liscio, senza pezzettoni nè spolverata sopra, o peggio ci fosse la frutta, sarebbe sì buono, sì calorico, ma mai quanto con il cioccolato, no?!?!

E così la mia vita. Senza sapere che qualcuno ha un'alta opinione di me, qualcun altro proprio non mi può vedere e addirittura qualcuno che spero abbia un'opinione su di me, in realtà non ne ha neanche mezza, senza sapere tutto questo, il grande pranzo della vita non sarebbe godurioso come è . E' come il sale della vita. Solo che è cioccolato.

E qui termina il post...fa molto Forrest Gump, ma molto meglio che sognare trapassi di giocatori di basket.

Avevo avvertito che lo studio mi provoca effetti insani...


Tuesday, May 06, 2008

Pros and Cons of countrylife

Amo la campagna, la Pianura Padana, il posto dove sono cresciuta,

dove ho imparato ad andare in bicicletta,
dove la sera contavo le galline con il mio nonno,

dove stringere tra le manine di bimba una talpa morta significava "avere un
orfetto 'utto mio...",
dove il mio papà metteva in moto il trattore, ingranava la marcia e mi faceva tenere da sola il volante, così io potevo dire che lo guidavo...
dove, sempre il mio papà, mi portava con sè sulla motosega, e una volta per poco non cado e la mia mamma per poco non denuncia il mio papà...
dove mia sorella giocava a fare finta di andare nel campo e dare il piscione,
dove il gioco preferito mio e di mia sorella (quando quella stronza aveva voglia di giocare con me) era
nascondino, in cui il mio nascondiglio preferito (e geniale) era il bidet,
e dove sono successe tante altre cose degne di memoria.


Ma se amo tutto questo e tanto altro, ci sono anche cose della campagna che proprio non sopporto.

Per esempio, non sopportavo le erbacce che crescevano sotto il canestro, che non facevano rimbalzare la palla, e non sopporto il sacco di terriccio che mia madre ha appoggiato sempre sotto il canestro, che tanto non usi mai.

Non sopporto le cavallette, che una volta mia hanno fatto finire nel fosso, le cimici, le vespe, gli scarafaggi e soprattutto le biscie di cui ho il terrore incontrollabile, ed è per questo motivo che d'estate non esco di casa fino alle 5/5 e mezza con la speranza che quelle bestie demoniache siano tornate nelle loro tane dopo essere state al sole nelle ore più calde.

Non sopporto che quando faccio un bel giro in bici, e magari sentendomi un po' affaticata inizio a respirare con la bocca, mangio più insetti di un camaleonte, tanto per dire un animale.

Non sopporto, tornando la sera, dover inchiodare la macchina, per far attraversare quella che sembra una lepre un pò cicciotta e tatina, e invece in realtà è una brutta e sporca nutria.

Non sopporto studiare in giardino, perchè qualsiasi insetto nel raggio di 200 metri trova irresistibile il mio libro e ci si viene a schiantare contro, così poi io avrò un bel ricordo del pomeriggio tutte le volte che lo aprirò.

E non sopporto che quando il sole incomincia a tramontare, la calma regna sovrana, io mi siedo sulla sedia a dondolo bianca davanti a casa ascoltando la mia musica, il mio papà arrivi e mi dica: "hai cinque minuti che ho bisogno di legare i pomodori, trascinare la legna che ho potato, caricare il carro con l'erba tagliata, innaffiare i fiori?"

Amo la campagna...

Sunday, April 20, 2008

Che fatica

Che fatica guadagnare due (ma proprio due) soldi compilando il referto di una partita di under 17 maschile.

Che fatica arrivare in palestra dove tutti sono al tuo servizio perchè se non ci fossi tu la partita non si riuscirebbe a giocare.

Che fatica dover essere gentile e carina con lo stramaschio che allena la squadra ospite.

Che fatica dover essere gentile e carina con lo stra-stramaschio viceallenatore della squadra di casa.

Che fatica pensare che sabato prossimo lo rivedrò a un'altra partita, lo stra-stramaschio.

Che fatica fare amicizia con l'arbitro, grazie a dio stavolta caruccio, ridere e scherzare con lui, scatenando così le -presunte, anzi, presunterrimme- gelosie dello stra-stramaschio.

Che fatica dover guardare giovani virgulti (molto giovani, lo so) con un brillante futuro non solo cestistico davanti.

Che fatica avere davanti un foglio con tutti i dati anagrafici dei malcapitati (data di nascita, codice fiscale,ecc) che è possibile consultare durante tutta la partita senza essere considerata da nessuno una maniaca sessuale.

Che fatica sentirsi dire "Madda sabato prossimo ci sarebbe da fare anche l'under 19, riesci a farle tutt'e due??"

Che fatica accettare.

Che fatica uscire con gli ormoni ancora più in subbuglio di quando si è arrivati. (questo è veramente fatica sopportarlo)

Che fatica fare questo sporco lavoro. Proprio tanta fatica...

Thursday, April 17, 2008

L'Esigenza ovvero acci al pelo

La paranoia scatta quando senti il ragazzo più grande che commenta ironico un dettaglio fisico di una sua amica: ma vuoi coltivarli i peli su quelle gambe?!?


Tralasciando il fatto che crescere in una comunità prevalentemente di imprenditori agricoli lascia segni notevoli anche nell'ambito delle relazioni sociali, il punto è che da quel momento in avanti le prospettive cambiano. A pensarci bene, è quello il momento in cui capisci di non esser più bambina.

Tutto ad un tratto senti l'Esigenza. Non UNA esigenza, ma L'Esigenza. Sì perchè da quel momento in poi avere il corpo liscio sarà la prima condizione per uscire(ancor più essenziale di avere il corpo pulito), diventerà il motivo per cui inizierai a saltare incontri sociali (in piscina con gli amici, al mare per il fine settimana, ecc), si dimostrerà una valida causa di eterne lotte con tua madre per chi ha diritto di precedenza sul Silk Epil (d'altronde anche lei ai tempi suoi ha sentito L'Esigenza...).

Generalmente poi con il crescere dell'età si riesce a stabilire un limite alL'Esigenza.

Oppure no e L'Esigenza diventa patologica. Il problema è che, come spesso accade, quando ti rendi conto di essere entrata nel tunnel, è troppo tardi per uscirne e soprattutto non vuoi uscirne!!!!

Ma dico io, che male c'è se trovo rilassante usare un decespugliatore in miniatura che strappa i peli uno ad uno e fa un rumore parecchio minaccioso (come quello di un decespugliatore, appunto)?!?! Che male c'è se non mi sento a mio agio tra la gente se dimentico di sistemarmi le sopracciglia o i baffetti (odiosi baffetti, grrrr....) con le pinzette che mi fanno venire le lacrime agli occhi???? - tralascio ciò che in anni di spogliatoio ho visto e sentito a riguardo: scandire le lettere dell'alfabeto con i rutti non è il modo più creativo di riprodurle -

E avrei mille altri aneddoti sull'argomento. Ma chiudo ricordando - con malcelato orrore - il classico filmato di repertorio della Miss anni 50, che spesso si vede su Rai 3 o La 7, nel quale la miss in questione è ripresa dai piedi e lentamente l'inquadratura sale per mostrare tutta la bellezza mediterranea della ragazza...ascelle indecorosamente pelose comprese!!! oh mio dio!!

informazione di servizio: questo post è stato partorito solo per comunicare al mondo che ho bisogno di una cerettaaaaaaa!!!!!!!!

Wednesday, April 09, 2008

Maledetta coerenza...

Premessa:

seconda o terza elementare, nuova maestra che prima di incominciare la lezione ci fa tutto un discorso sull'importanza della coerenza, di quanto ci servirà nella vita e di come sarà certamente strumento di misura del nostro valore per gli altri. Poi ci dice: "ora, visto che non so ancora i vostri nomi, ognuno mi dirà il suo e dirà anche se ha portato il quaderno e il libro. A questo punto ognuno di voi dirà sono coerente, se li ha tutti e due o non sono coerente se gli manca o il libro o il quaderno o tutt'e due".

A me mancava il libro, cazzo. Quindi, quando è stato il mio turno mi sono dovuta alzare in piedi e ho dovuto dire "Maddalena; ho il quaderno, ma non ho il libro; non sono coerente".

Posso dire senza vergogna (tanto ormai..) che è stato un trauma.

Come è facile intuire da quel giorno il mio rapporto con la coerenza è sempre stato travagliato, io che volevo a tutti i costi raggiungerla, lei che puntualmente scappava, facendomi sentire come quel giorno in seconda o terza elementare.

Ma ora, finalmente, ho l'occasione di acchiapparla, la maledetta coerenza.

Ho deciso, in base ai miei valori e al mio modo di pensare, in base alle mie ferme convinzioni e agli ideali che ho sviluppato, che boicotterò le Olimpiadi di Pechino.

E' ovvio che il mio boicottaggio non sia nulla paragonato magari a quello annunciato da Sarkozy o da Bush. Però il mio sarà un gesto - finalmente - coerente.

Fin qui non ho che da congratularmi con me stessa, è un bel gesto, dopotutto. Peccato per un paio di constatazioni.

Sono quattro anni che aspetto le olimpiadi. Sono il mio ossigeno e la mia droga, ogni volta programmo quel mese in modo da poter vedere più gare possibili, appassionandomi anche al ping pong, al rafting o a qualsiasi altra disciplina.

Senza troppi giri di parole: se le boicotto, perdo il nuoto!!!!! la pallavolo!!!! Il basket!!! Aaarrrggghhh!!!dovrò accontentarmi di leggere il giornale la mattina dopo, per colpa di sta storia del boicottaggio...

Ma cosa mi è venuto in mente?!?!?
Non guardare nemmeno un minuto di Olimpiadi, significa niente nuotatore statunitense, niente pallavolista cubano, niente cestista argentino.....noooooooo!!!!!!!!!!!!! Niente di tutta questa gioia per gli occhi, maledetta coerenza....

Ma sono determinata a raggiungere lo scopo e ci riuscirò. Anche perchè ho già pronto il contentino in caso di riuscita della prova di volontà: la maglietta con al posto dei cerchi olimpici le manette, che è troppo fashion!! Inoltre non mi sentirò incoerente a indossarla, in quanto non avrò ceduto al desiderio di guardare anche solo i 50 dorso, per dire.

Certo però che quella maestra di seconda o terza elementare poteva farci capire l'importanza della coerenza anche in un modo meno traumatico...

Thursday, April 03, 2008

Mai amato tanto una polemica...

"ROMA, 29 marzo - No al costume da record, il body LZR Racer della Speedo che tante polemiche ha sollevato per il numero di record mondiali che pare abbia contribuito a migliorare tra i campionati europei di Eindhoven e i Trials australiani. Lo stop, definito precauzionale e motivato dall'esigenza di assicurare pari opportunità a tutti gli atleti, arriva dalla federazione italiana nuoto e riguarda gli assoluti primaverili in programma da martedì prossimo a Livorno e valgono come qualificazione alle Olimpiadi di Pechino. La decisione è stata presa stamani dal Consiglio di Presidenza della Fin che, si legge in un comunicato, «ha deliberato di non consentire l'uso del costume LZR Racer della Speedo ai Campionati Assoluti Primaverili, in programma a Livorno dal primo al 5 aprile prossimi e validi come qualificazione olimpica. La decisione, in linea con quelle assunte dalla federazione canadese, per le selezioni olimpiche (1-6 aprile), e dalla Ncaa, per i campionati universitari (in corso), fonda sulla normativa della Federazione mondiale (FINA) 5.6: " I fabbricanti debbono assicurare che i costumi di nuova approvazione siano disponibili a tutti i competitori"».

«La Federazione Italiana Nuoto - spiega la nota - riesaminerà la questione dopo le decisioni in materia che la Fina assumerà a Manchester, nel corso dei Mondiali in vasca corta, durante una riunione con i fabbricanti di costumi in occasione del congresso generale dell'8 aprile. Considerate le polemiche sorte all'interno del movimento internazionale a seguito dei risultati cronometrici delle ultime settimane, la Federazione Italiana Nuoto ha adottato questa decisione nell' esclusivo interesse degli atleti e dell'intero movimento al fine di garantire pari opportunità, presupposto irrinunciabile per una leale competizione - sottolinea il Presidente Paolo Barelli -. Successivamente alla riunione della FINA in programma a Manchester, la Federazione Italiana Nuoto approfondirà ulteriormente la questione e deciderà nel merito»".
da corrieredellosport.it

Alla luce di questo, per agevolare la più saggia decisione in merito, e cioè quella che costringerà tutti i nuotatori del mondo di gareggiare con i vecchi costumi, quelli fatti a costume da bagno, che lasciano la parte superiore del corpo a contatto con l'acqua (visto come sono profescional? avrei potuto dire "a torso nudo" o "con i pettorali al vento" e invece...), alla luce di questo è necessario fare una bella seduta spiritica e pregare, pregare, pregare perchè si ritorni agli anni '70 di Mark Spitz, dove il costume era praticamente un optional.

In conclusione vorrei precisare, anche se mi sembra proprio superfluo, che il mio entusiasmo è dovuto al possibile ritorno ad una sana e giusta competizione tra gli atleti e a nient'altro...


Ehm, però ora si verifica un problema: che foto metto per dare al post un senso di completezza??E' sempre superfluo dire che non mi serve cliccare su google immagini alla ricerca di qualche guizzante corpo che nuota, e proprio per questo esplarando la cartella immagini "evviva i dorsisti" del mio computer, ho l'imbarazzo della scelta...

Chi inserisco?!?! Il mio dorsista russo preferito? Quell'altro dorsista austriaco? Il mistista americano o l'intramontabile Rosolino che sta bene su tutto?!?!? Sono proprio gran problemi, per cui credo che per non sentirmi in colpa per chi escluderei, non metto nulla, anche se poi il post risulterà incompleto...

Quanto odio le indecisioni...

Saturday, March 29, 2008

L'uomo-mocassino

C'è stato un periodo della mia vita in cui questa tipologia di essere umano rappresentava la perfezione. Per fortuna poi è passato.


Non aveva nulla di straordinario o degno di nota, e forse era proprio per quello che mi piaceva così tanto.

Non credo serva nemmeno una descrizione, secondo me basta pensare al Ragionier Filini, da giovane.

Ovviamente, mi piaceva così tanto l'uomo-mocassino perchè avevo a che fare con un suo rappresentante, o meglio, mi sarebbe piaciuto avere a che fare con quel suo rappresentante.

Trovavo meraviglioso il loro essere sempre ben curati, la loro adesione allo stile casual, esattamente come il dottor Shepherd di Gray's Anatomy...lui continua a piacermi sarà che indossa sempre un camice dello stesso blu dei suoi occhioni, maledetto...

Invece adesso le cose sono cambiate, per fortuna degli uomini-mocassino. Il loro essere così precisini mi irrita un pò. Perchè generalmente gli uomini-mocassino sono i primi della classe, sono ordinati, hanno inamovibili abitudini e categorici punti di vista, non hanno troppi scheletri nell'armadio, non amano gli stimoli nuovi e soprattutto, si fanno la barba(tranne il Dott.Shepherd per fortuna). Praticamente incompatibili con la sottoscritta.

Ora, la domanda è: chissà, Madda, qual'è la causa di questo capovolgimento di valutazione...Forse perchè sei andata in bianco un'altra volta?!?!?

No comment.

Tuesday, March 18, 2008

Magda e motori

E' grigia, piccola e polverosa.

Qualche suo meccanismo non funziona bene, tipo il blocco del sedile, così quando freno rischio di rompere il parabrezza con una testata.

Chi è seduto dietro sta scomodo, ma Knut, il piccolo cane di quasi 50 chili trova confortevole il bagagliaio (chiudere gli occhi e immaginare la scena di un guidatore, un passeggero sul sedile posteriore e un pastore maremmano incastrato nel baule di una Seicento).

E' molto paziente, anche quando dopo due anni e mezzo di patente continuo a grattare con il cambio e a tenere pigiata la frizione anche quando proprio non serve.
Inoltre mi sopporta mentre canto le canzoni di High School Musical e Hairspray mentre vado ad allenamento, o alle partite, o esco la sera, o ogni volta che sono in macchina da sola.

Ha anche un'alta soglia del dolore, visto che per metterla in garage, non è che vado a sbattere contro le pareti, ma diciamo che creo lo spazio necessario alla manovra a costo di dover scalfire il muro con il paraurti. Ma visto che ne mio padre ne mia sorella se ne sono accorti, evidentemente i danni riportati non sono così gravi.

E' tanto affidabile, anche dopo che sono finita in un fosso a causa di una cavalletta entrata dal finestrino (primo: è un incidente molto frequente da queste parti; secondo: non è stato proprio un incidente, l'ho semplicemente accompagnata nel declivio...)

Quindi insomma, dopo la Cinzia, è a lei che va tutta la mia gratitudine e il mio amore meccanico....

Seicento I love you...

Tuesday, March 11, 2008

Pensieri su braccia e talento

L'altra sera ad allenamento si parlava di talento.
C'era chi diceva che se uno (una) ha una passione, ma vede che non è portato (portata), può tentare di mascherare il talento usando la tecnica, imparata in anni di cagosi e faticosi allenamenti. E spesso l'impressione di non essere al posto giusto rimane nel tempo, che si stia cantando, disegnando o giocando a pallacanestro.

C'era chi diceva che se uno (una) non ha il talento dall'inizio, tanto può fare e tanto può dire, ma alla fine in quella specialità (cantare, disegnare, giocare a pallacanestro) non riuscirà mai a essere come vuole.

C'era chi diceva che con pazienza, pratica e costanza i risultati arrivano in ogni caso, anche e soprattutto per chi talentuoso (talentuosa) non è.

Io ero convintissima della prima ipotesi, ma qualche giorno dopo la chiacchierata in spogliatoio, sono uscita a cena con alcune mie amiche del liceo che ovviamente mi prendevano in giro per il mio spropositato e incondizionato amore per il basket.
Loro, quelle str...., non si capacitano di come "se la Madda vede anche solo un braccio di un giocatore, neanche il giocatore intero, sembra uno di quei critici che stanno davanti ai quadri assorta ad ammirare..." Questo l'ha detto l'amica del 27, mentre quella del 26 rideva...

Mi ha fatto un po' pensare che questa sia l'idea di me di chi mi conosce.

Non in negativo, anzi.

Pensare al fatto che se quando parlo della mia passione riesco a far capire loro (che hanno interessi completamente diversi dai miei) come il basket non sia uno sport come tanti altri, come il rumore della palla che trapassa la retina sia uno dei momenti più belli, come ci siano dei giorni in cui non vedo l'ora di entrare in uno spogliatoio puzzolente pregustando il dopo, come il braccio di qualcuno che tira sia poesia in movimento, se riesco a far capire quanto è grande la mia passione per una palla e un canestro, allora che abbia o non abbia talento poco importa.

Quindi, amiche del 26 e del 27, grazie. Anche se sulla storia del braccio senza il resto del giocatore ci dobbiamo ancora lavorare....

Tuesday, February 05, 2008

Non sono scaramantica, ma..

Stamattina prima di uscire ho aperto il mio ombrello per controllare che non fosse rotto. Era rotto. Allora ne ho cercato un altro e ho aperto anche quello per controllare che non fosse rotto.

Sono uscita di casa e nell'ordine:
- ho perso l'autobus e oggi piove (altrimenti non avrebbe avuto senso cercare un ombrello).
- la lezione delle 9 è iniziata in ritardo, ciò ha significato che per arrivare puntuale a quella delle 11 sono dovuta uscire prima e correre come una pazza dall'altra parte del centro.
-la lezione delle 11 è saltata, ciò ha significato che ho corso come una pazza per nulla,perdendo anche le conclusioni della lezione delle 9.
- in via Indipendenza mi sono fermata a salutare cinquecento persone in cinquecento posti diversi (e io oooodio fermarmi in via Indipendenza a salutare le persone)

E siamo solo a metà giornata...

Friday, February 01, 2008

Material girl

Qualcuno mi ha detto che voleva che aggiornassi il blog, perchè tutte le volte che lo visitava era impaziente di leggere qualcosa di nuovo. E' un gran complimento. Allora ci provo, ad aggiornarlo. Solo che non mi viene bene scrivere a comando. E questo è un problema se vorrò fare la giornalista da grande.

E' un periodo in cui sono particolarmente acquietata dalle cose che ho. Intendiamoci, so bene che avere delle cose è una felicità fuggevole, un fenomeno non importante, che non incide sul mondo.

Però è meraviglioso alzarsi alla mattina e aprire l'armadio con un sorriso, truccarsi e sentirsi bella proprio grazie a quei vestiti e quei cosmetici...
Oppure riempire la tracolla per l'università e man mano che si infilano le cose ci si compiace dell'averle: l'agendina tutta verde, l'astuccino very fashion, il bellissimo portafogli e soprattutto il quaderno per gli appunti completamente coperto da disegni e foto...e la tracolla stessa.

Riflettendo un pò sulla superficialità di questi sentimenti, mi sovviene che per avere tutte queste cose, effettivamente ho dovuto rinunciare ad altro, tipo le vacanze sulla neve, o la festa di compleanno; inoltre non è che avere una gonna nuova o dei nuovi stivali aiuti ad affrontare tutto il resto: il professore stronzo, la fatica di studiare, la perdita di qualcuno, per fare esempi aggiornati. Anzi, davanti a queste circostanze particolari, le cose le si butterebbero dalla finestra, se servisse a risolvere o agevolare situazioni spiacevoli.

Quindi la conclusione è: è bello avere delle cose belle, ma non sono queste quelle importanti.

Chiedo umilmente scusa per il finale alla 7th Heaven, completo di ditino moralizzatore alzato, ma come dicevo prima, non sono mica capace di scrivere a comando, figuriamoci di scrivere conclusioni...

Conclusione numero 2: è bellissimo avere delle cose belle.
Questo va meglio, anche se il Reverendo Camden non approverebbe. Cacchi suoi..

Friday, December 07, 2007

Outing

Ecco. Il giorno è arrivato. Quando meno te lo aspetti Il Giorno arriva. Per il resto del mondo non sarà nulla di apocalittico, ma per te forse cambieranno delle cose. Arriva il giorno dell'outing.

Per quanto mi riguarda, non sarà una rivelazione delle mie preferenze sessuali, già ampiamente illustrate da quando più o meno ho iniziato a parlare. No, sarà un outing sui miei più profondi segreti, sulle bugie che mi hanno permesso di essere quello che sono.
Per cui inizio senza pensarci troppo, altrimenti cambio idea.

- Dico di essere ammiratrice di Audrey Hepburn, ma in realtà ho visto solo Sabrina e un pezzo di Vacanze Romane.
- So chi è stato Che Guevara solo grazie al film I diari della motocicletta, e ho iniziato a interessarmi a Ernesto solo perchè credevo che assomigliasse a Gael Garcia Bernal.
- In realtà non ho mai fumato veramente, perchè non so aspirare e perchè ho rischiato di soffocare quando ci ho provato. Per cui potrei anche evitare lo sguardo complice con i miei amici tabagisti quando si parla di fumo.
- Full Metal Jacket l'ho visto 4 mesi fa e prima di allora andavo in giro chiamando in causa "palla di lardo" quanto più spesso potevo, sperando che nessuno mi chiedesse chi fosse.
- L'isola di Arturo è sul mio comodino con il segno a pag. 28 dal 1999. Questo significa che non posso annoverarlo tra i libri che ho letto.
- Per ricordarmi quanti giorni hanno i mesi devo ripetermi la filastrocca (30 giorni ha settembre con april, giugno ecc).
- Per capire qual'è la destra e qual'è la sinistra devo fare mente locale su quale mano uso per scrivere (la destra, sigh...).
- Matrix me l'hanno dovuto spiegare.
- Quando affermo: "ascolto Janis Joplin" in realtà significa: "ho una sola sua canzone caricata sul lettore".
- Sul comodino, sopra l'Isola di Arturo, c'è Moby Dick, arenata da 7 mesi a pag. 147.
- Non ho mai letto uno nessuno e centomila, ma continuo noncurante a citarlo nelle mie prediche.
- Tabelline e tempi verbali non me li ricordo più; d'altronde non li ho mai studiati bene.
- Leggere le prime tre righe di un articolo di un giornale saltuariamente, non vuol dire leggere Repubblica.
- Avere come primi tre siti Preferiti Ansa.it, aldaily.com e Adbusters.it, non implica una relativa cliccata ogni volta che apro il browser.
- Odio Mtv. questo potrebbe costarmi l'istantanea espulsione da discipline della comunicazione.
- Mi hanno fatto molto ridere quasi tutti gli Scary Movie.
- Tutte le volte che vedo un banchetto di Emergency, mi vorrei fermare. Ma solo per comperare una maglietta.
- Con una mia amica guardo spesso interviste ad attori americani su You Tube. Non le dico che mi ci vogliono almeno 3 riascolti per capire che cazzo ha detto Josh Hartnett.
- Nei test sulle riviste, alla domanda: "preferiresti che ti dicessero che sei A) bella o B) intelligente?" io rispondo B), ma in realtà risponderei A). Tutta la vita.

Ok, basta. Per ora non me ne ricordo altri. Intanto credo di aver scaricato un bel peso. Credo che in fondo l'autocritica sia un toccasana, anche se a volte ho la sensazione di esagerare.
Probabilmente questo post sarà aggiornato di frequente...