Tuesday, April 24, 2007

Ordine & disordine

La mia vita assomiglia tantissimo a camera mia.
E’ in un certo senso ovvio che sia così, altrimenti programmi come Mtv Room Raiders non avrebbero possibilità di esistere.
Riflettendo, ho compreso che camera mia oltre ad accogliere tutte le mie cose, e quindi a rappresentarmi, assomiglia alla mia vita in quanto passa anche lei momenti brutti, momenti felici, assiste a giornate di pioggia, si addormenta e si sveglia con me e mi fa compagnia le notti insonni che passo a scrivere.


Il pavimento è di marmo, nero con piccoli innesti di colore chiaro, perché non si può essere totalmente pessimisti e perdere l’aggancio con la realtà dei fatti. Così come non può avvenire il contrario.
La scrivania è immensa, in legno di ciliegio, robusta e con due piccoli cassetti che custodiscono i segreti; Non bisogna mai avene troppi di segreti; a me due cassettini sono più che sufficienti.
Il tavolo è il mobile che uso di più dopo il letto, ed è sempre pieno di cose, ma rimane uno spazio più che sufficiente per scrivere, pensare, studiare… Ci sono i libri dell’università, i portamatite, qualche orecchino, foglietti sparsi, il calendario con i miei impegni, biglietti dell’autobus che mi ricordano qualcosa d’importante e il Game boy con Tetris. Conserva alla rinfusa gli eventi più recenti, quello che nel momento mi gira per la testa, la visita sportiva, le pile del Game Boy scariche, l’esame di Geografia della Comunicazione, Moby Dick.

Sopra la scrivania c’è il porta cd, orgogliosamente pieno, quasi sovraffollato, che va dal singolo 50 special dei Lunapop, agli Abba, passando per BSB, Blink 182 e, ovviamente Coldplay, Negrita, Ligabue(rubato a mia sorella) e varie colonne sonore, senza contare tutto quello scaricato dal web.
Sotto la musica ci sono i film: Matrix, Forrest Gump, Bridget Jones e altri, tutti faticosamente conquistati in anni di sempre magre paghette. Alcuni hanno un significato particolare e importante, altri sono lì solo per un errore di percorso…capita…
Musica e film sono di gran lunga le cose migliori della mia vita, backstreet boys e pearl harbour a parte, quasi raggiungono l’amore per il basket.

La libreria è piccola e riempita di troppa roba: i libri di arte del liceo, qualche orrendo disegno che ha valore affettivo, tanti quaderni in cui ho incominciato a scrivere e non ho mai finito, una scatola di foto, libri e materiale per il punto croce, qualche scatola piena di ricordi, candele e un mappamondo orientato sull’Australia.
Penso che questo spazio sia associabile allo spazio della malinconia e degli interessi che non posso approfondire nel momento. Detesto rivangare il passato, ma se la depressione supera le barriere di contenimento, la scatola della reebok (uguale a quella di Demi Moore in Ghost…hihihi) viene aperta, le fotografie degli ultimi vent’anni scorrono lentamente e per le due ore successive esistiamo solo io e il mio passato. Se alle foto aggiungo i diari dell’adolescenza, è la fine! I miei parenti devono venirmi a raccogliere con un cucchiaino!

Dalla parte opposta alla scrivania c’è l’armadio, vecchio, piccolo e anche questo sovraffollato di vestiti, maglie, pantaloni che popolano ogni angolo della stanza. Sopra l’armadio ho creato una specie di centro estetico, perché tra piastra per capelli, silk epil, cremine varie, elastici, specchi e trucchi, poco ci manca che installi un casco per la permanente.

Il letto è normale, a una piazza, cigola e anche lui è vecchio ma è comodo e quando torno da un viaggio, la prima cosa che faccio è buttarmici sopra. Sotto il letto ci sono tre cassettoni dove tengo le scarpe, quando sono annoiata o un po’ triste li apro e ammiro quanto buon gusto ho in fatto di calzature. Tra il cuscino e il muro non manca mai un fazzoletto e, dove il muro fa angolo si trova una piccola comunità di peluche, che mi segue da quando ero piccola. Ovviamente, data la mia febbre per la pallacanestro, vicino ai peluche risiede stabilmente la canotta del mio giocatore preferito (che ovviamente saluto prima di addormentarmi e appena mi sveglio…).

Il comodino è un tavolino che avevamo nel salotto della casa vecchia; è meraviglioso, è bassissimo ma largo e lungo, su cui Hemingway, il Che, Baudelaire e Neruda sono accatastati a far sì che ci sia quel senso di caos ordinato tanto di moda. Poi ci sono la sveglia e lo stereo.
Il letto fa parte della mia giornata; ci sono volte in cui non penso ad altro, a chiudere gli occhi e passare oltre dodici ore pessime. Il comodino, invece custodisce le cose veramente importanti, quelle che hanno avuto un senso o ne avranno uno, quello che serve per coltivare l’anima. Tipo il Padrino di Mario Puzo.

Ma la somiglianza straordinaria, ma forse nemmeno così tanto, è che – per esempio – quando riordino in camera mia, quando voglio che tutto sia a posto, quando cambio posto agli oggetti, la nuova disposizione pulita, ordinata delle cose dura al massimo qualche giorno, dopodiché i vestiti tornano fuori posto, la polvere si impadronisce dei mobili, le scarpe sono in ogni angolo e trovo i calzini spaiati. Una tragedia.

Più o meno succede lo stesso nella mia vita, l’ordine duramente ottenuto, i cambiamenti faticosamente decisi, resistono molto poco rispetto al tempo che ci metto per raggiungerli. Spesso mi capita di stare sdraiata sul letto a pensare a quanto mi fa schifo la mia camera. Il momento dopo sto pensando a quanto non mi piace la mia vita. Sorprendente.

Ma poi le cose vanno a posto. Arriva il giorno in cui spolvero, sistemo l’armadio, cambio le lenzuola, pensando a quanto è più bella la mia cameretta ordinata.
Questa operazione succede anche nella al di fuori di camera mia, solo che succede meno spesso e la fatica che metto nel riassettare la mia stanza non è di certo comparabile a quella che mi serve per riordinare i casini che faccio nella realtà!!

Thursday, March 29, 2007

Lettera a Cupido

Cupido infame!
Con quelle frecce maledette, vuoi smettere di infilzare solo il mio povero cuoricino? Che ti ha fatto di male per meritarsi una simile tortura? Prima all’università, poi alle partite di basket…basta! Ma invece di tirarle male ‘ste freccette, sai dove potresti mettertele (faretra compresa)??

Caro Cupido, mi va anche bene innamorarmi a ogni piè sospinto, ma il problema è che dopo aver fulminato me, dovresti anche fulminare qualcun’altro, o viceversa – anzi viceversa sarebbe meglio - altrimenti è da considerarsi un lavoro a metà, assolutamente poco produttivo, di cui io, che sono la diretta interessata, che usufruisco del servizio, non sono per nulla soddisfatta.

O Cupido, ti prego di ascoltarmi, e di mandarmi un segno del tuo impegno per risolvere questa incresciosa situazione, possibilmente che non sia l’ennesima freccia d’amore a senso unico, grazie.
D’altronde comprendo anche il tuo punto di vista, immagino che sia alquanto divertente osservare la dinamica di come casco nei tuoi tranelli malefici… probabilmente hai dei fondi di magazzino, delle frecce fallate, magari, di cui non sai come sbarazzarti,e allora pensi bene di eliminarli abusivamente scaricandoli su di me, mentre tutt’intorno l’amore ricambiato sboccia in ogni dove. Ahahah. Proprio uno spasso. Capisci però che ridi solo tu, io non mi diverto un granché.

Ti consiglio di ascoltare le mie richieste e le mie lamentele, se vuoi continuare a lavorare, perché se seguiti a prendermi simpaticamente per il culo, potrei diventare molto acida, più di quanto sono già: potrei trasformarmi in una belva – zitella ma belva – e potrei persuadere un notevole numero di persone a non credere più in te. Non vorresti mai un calo delle entrate al prossimo San Valentino, vero?
Perciò d’ora in poi sarà meglio che - oltre me – colpisca con le tue freccette di merda, anche altri giovani uomini mortali. Non importa che ti spieghi i miei gusti, in questi anni li hai imparati molto bene, maledetto.

Questo è stato il primo ed ultimo avvertimento, vedi bene di risolvere la situazione, che è colpa tua, altrimenti sai cosa aspetta te, il tuo culetto e il tuo archetto del cacchio.

Grazie per l’attenzione.


Cordiali saluti
Una mammut che sente la primavera

Friday, March 23, 2007

...Uff!!!!
Non credevo che la pausa esami sarebbe durata coì tanto...un'altra settimana ancora e poi tornerò a porre quesiti più o meno esistenziali... :)

Tuesday, February 27, 2007

MI E’ TORNATA L’ISPIRAZIONE! Grazie Wendy!


“Gli uomini hanno paura di rischiare. Ed è un vero peccato perché le ragazze Grasse sono candidate perfette come compagne(…)
Gli uomini, sentendosi affrancati dalla componente sessuale quando parlano con te, tendono a farti un sacco di confidenze su se stessi. In fondo tu sei Grassa…quindi per loro sei anche asessuata.”
W. Shanker, Vere curve – guida alla vita per ragazze grasse, cap. 11, pag. 162

Il 98% degli uomini che conosco mi considera asessuata. Sul restante 2% è meglio stendere un velo pietoso.

Ma non sono poi così grassa. Ho le spalle larghe e le gambe muscolose e, come dice la mia mamma, ho le ossa grosse. E come ho ribadito più volte in questa sede, le mie amiche sono basse, magre e le loro ossa sono sottili. Quindi il motivo per cui la percentuale è così deprimentemente bassa sarà di casa in un altro posto.

Esempio tipico: serata fuori con amici e amici di amici (generalmente compagni di classe o di squadra), solite presentazioni e si inizia a rompere il ghiaccio; ho una parlantina brillante, non sono capace – e mi fa un’invidia incredibile chi lo sa fare – di starmene tutta la sera zitta attorcigliandomi una ciocca di capelli attorno al dito, lanciando di tanto in tanto qualche occhiata al ragazzo che mi interessa. Però, stando ai fatti, pare che questo atteggiamento funzioni.

Invece io inizio a parlare, ascolto chi parla, cerco di buttar lì una battuta, sorrido spesso. Poi mi prende il panico del silenzio imbarazzante e allora punto sullo sport. Errore! Grande errore parlare di sport con un uomo e pretendere di poter sostenere una conversazione alla pari. E’ evidentemente a quel punto della serata, che nella testa di un ragazzo scatta l’interruttore e da “potenzialmente attraente” passo senza mezze misure a “decisamente asessuata”. Bello. Che emozione indescrivibile quando, in un momento di confidenze, l’amica-tappezzeria ti rivela che Pinco Pallino le ha chiesto il numero di telefono. Brivididabadibidi, è proprio il caso di dire.

Ma il meglio deve ancora arrivare: dopo che la conoscenza si consolida, si è diventati amici e io sono già cotta a puntino, questo microcefalo pensa bene di sbocciare con una frase del tipo: “ah, se potessi incontrare una come te!” oppure “come farei senza di te!” o anche “sei veramente fantastica!”

Dopo una, due, tre, quattro volte che mi succede, sto aspettando il prossimo che mi dirà una cosa del genere, ancora indecisa se sputargli addosso, lanciargli un oggetto contundente a forte velocità o ridere di cuore per l’ennesimo cazzone che si conferma tale.
E’ bello essere Mammut

Monday, February 26, 2007

Vuoto creativo...sigh...

Mi succede da qualche anno...Sempre verso febbraio-marzo...Chissà, sarà la stagione, non so...
Non ho argomenti che mi sconfinferino abbastanza da scriverne,
ultimamente non vivo amori talmente straboccanti da doverli condividere, le ultime figure di cacca che ho fatto non sono poi così degne di essere pubblicate in rete. Inoltre non ho neanche una dipendenza da telefilm in atto (a parte ER, ma quella non si conta)...Che vita ordinaria... In attesa di riacquistare la parlantina telematica, buon marzo a tutti, che in fondo è un bel mese, esami a parte... :)

Thursday, February 15, 2007

I Coccodrilli


Alle scuole medie la prof di matematica e scienze ci ha portato al museo di Antropologia di via Selmi a Bologna. In questo museo oltre alla sezione di antropologia, c’era anche un’area dedicata all’anatomia animale. C’era lo scheletro di un cobra, di un rinoceronte, di un ippopotamo e perfino di un capodoglio.

In un angolo c’era lo scheletro di un coccodrillo, affiancato da un paio di cartelloni in cui erano specificate la razza e le particolarità. Mi ricordo che la guida ci fece fermare tutti in cerchio davanti al coccodrillo, e iniziò a spiegarci che animale straordinario fosse.
Venimmo a conoscenza che quel rettile, in apparenza uguale a tutti gli altri, in realtà ha una caratteristica quasi unica: agli esemplari maschi, nella stagione degli amori, si gonfia una impressionante protuberanza sul muso, all’altezza delle narici. Questo succede perché le femmine, in base alla grandezza della bolla, possano scegliere l’esemplare ideale con cui accoppiarsi.

Dopo anni in cui questa nozione è rimasta nei meandri della mia memoria a lungo termine, qualche tempo fa l’ho riportata alla luce e da allora, assieme alla metafora dei mammut e degli opossum, è tra i miei cavalli di battaglia.

La mia delirante teoria consiste in questo: come i coccodrilli maschi gonfiano una bolla e le coccodrille femmine scelgono in base alla bolla, così gli umani maschi gonfiano una bolla, che può essere caratteriale o attitudinale, in base alla quale le umane femmine li scelgono.

E’ chiaro che agli umani non cresce una protuberanza sul naso, farebbe un po’ schifo, ma in base a quello che dicono o quello che fanno, le umane dovrebbero essere in grado di capire se la bolla di qualcuno è abbastanza adeguata per loro. Per esempio, se uno è brillante, ha la battuta pronta, è sportivo, magari è pure mancino, ecco, potrebbe essere il mio coccodrillo (e non solo il mio… Forse è per questo che ce ne sono così pochi).

Il punto è che se questa darwiniana teoria prendesse piede, si assisterebbe a una semplificazione pazzesca dei rapporti uomo – donna, con un utile risparmio di tempo e energia da parte di entrambi i versanti.
È anche vero che i coccodrilli attuano questa strategia solo per la conservazione della specie, quindi il romanticismo fa a farsi friggere, però nei momenti di indecisione di una ragazza, dire “lui è il mio coccodrillo”, invece di specificare pro e contro di quella persona, può aiutare. O definitivamente distruggere, dipende dal livello di disperazione a cui è arrivata la ragazza…

Sunday, February 11, 2007

Fratelli – il potenziale GENEtico

Le coppie di fratelli sono sempre state il mio debole. Tutto è iniziato con i fratelli Hanson (fa lo stesso se sono in tre…), di cui tuttora faccio fatica ad associare il nome alla faccia, ma mi piacevano tanto…(soprattutto Coso, il batterista). La mania è proseguita con Evan & Jaron, quelli di “Crazy for this girl”: due degni esemplari di uomo americano, capelli scuri, occhi chiari, che cantavano canzoni tatine…

Nella vita reale le coppie di fratelli a dir poco mi perseguitano. Fratelli sono i miei cugini, che sono tra i migliori amici che ho, che hanno sempre riscosso discreto successo tra le mie amiche, mi hanno sempre fatto conoscere validi loro amici ma soprattutto mi hanno confidato tanti di quei particolari intimi delle loro conquiste amorose, da privarmi anche di quella parvenza di purezza che ancora mi rimaneva.

Fratelli sono due ragazzi che giocano nella mia squadra, tutti e due alti più di un metro e novanta, buoni giocatori, con un bello stile…insomma, sono molto fighi, per usare lo slang. Per un incredibile colpo di fortuna mi ritrovo a dover lavorare durante le loro partite, così sono costretta a vedermeli almeno una volta alla settimana, che sfiga!
Io sono segretamente innamorata di uno di questi due, il più piccolo, le mie amiche lo sanno fin troppo bene, ma sembra che anche l’altro si guadagni una discreta attenzione.

Ma soprattutto – e so che chi legge e mi conosce non vede l’ora di farsi due ghigne su questo argomento – fratelli sono due individui sempre costantemente presenti, con e senza la loro autorizzazione, nella mia vita. Anni spesi ad amarli di nascosto non sono serviti a nulla: è dall’infanzia che quando ne vedo almeno uno dei due i miei occhi si trasformano in cuori come quelli di Roger Rabbit quando vede Jessica, ma è chiaro che questa trasformazione ha coinvolto e coinvolge solo i miei di occhi. I loro rimangono rigorosamente della stessa forma, purtroppo.

Nel mio gruppo di amiche, nessuna si è fatta sfuggire l’occasione di commentare quanto cacchio è bono il più grande dei due, che chiameremo Glauco per la privacy, e io invano continuo a sostenere che ho diritto di precedenza visto che me ne sono innamorata che non avevo compiuto i sei anni (Frency, Doni, Lisa, Elena, non osate dire il contrario…). Per fortuna la cotta è passata, ma lui continua ad avere lo scettro di maschione imperiale, e non so fra quanto lo mollerà.

Per quanto riguarda il secondo, ebbene, è destinato anch’egli a seguire le orme di Glauco, forse già sente di dover raccogliere la pesante eredità lasciatagli dal fratello, non saprei. Quel che è certo è che se si impegna, visto il potenziale GENEtico della famiglia, potrebbe anche scavalcare il suo predecessore, almeno nelle leggende metropolitane che li riguardano (e che, modestamente, io contribuisco ad alimentare…).

Con questo post ho completato il seminario sulla bellezza e l’importanza dei fratelli nel mondo. La cosa magnifica è che sono sicura che altre coppie altrettanto valide continueranno a essere presenti nella mia vita, e speriamo che i prossimi reggano il confronto con i predecessori e che almeno i loro occhi diventino come quelli di Roger Rabbit…