Wednesday, August 06, 2008

Sono ancora viva...

Più di un mese che non scrivo, e non è capitato spesso da quando è nato il blog. Per cui posso afferare con piacere che sono ancora viva...

Ma è caldo, ed è più comodo leggere che scrivere. Per scrivere bisogna muovere le dita, che fatica.

E poi sono più di due settimane che provo a scrivere e mi blocco a metà, disgustando le parole che ho scritto. Che artista tormentata.

Comunque, per riprendere le redini della cronaca, urge uno schematico riassunto di quello che è capitato dall'ultimo post ad adesso, senza timore di essere autoreferenziale, perchè in fondo questo è il mio blog, e se non si parla di me nel mio blog, che cosa l'ho aperto a fare?
Quindi, nell'ordine:
- mi sono repentinamente innamorata di Aaron Eckhart, attore hollywoodiano, e conseguentemente e inevitabilmente ho visto circa il 70% della sua filmografia; da perfetta praticante di stalking.
- ho assimilato l'album "Viva la vida or death and all his friends" in più ho ripassato gli altri tre album, singoli e b-sides, per non arrivare impreparata al concerto del 29 settembre; (dei Coldplay, ovviamente, e se qualcuno non l'aveva capito, gli tolgo il saluto)
- prove odio-amore nei confronti di Facebook, non ho ancora capito se è spaventoso, per il fatto che i dati personali sono fondamentalmente spiabili, oppure è carino, perchè creare un network di amici è una cosa carina
- ho passato un fine settimana splatter, in montagna, con 15 gradi in meno dell'afosa Bologna, in attesa di partire per il ridente Abruzzo, la settimana prossima.

Il tutto contornato da pensieri, parecchio spaventosi ma in un certo senso positivi, su tesi, laurea specialistica, soldi, NewYork, lavoro, casa, amici, vita senza fidanzati, in ordine sparso.

Ok, per oggi basta, anche perchè sto combattendo con la volontà di premere "delete".

Uff, che sforzo con 'sto caldo...

Wednesday, July 02, 2008

Scienze delle merendine

Ultimamente studio molto.
Oddio, forse molto non è la parola giusta. Forse è molto per i miei standard, mentre invece per uno studente normale il tempo che ora io dedico allo studio e che considero irragionevole è appena sufficiente, non so.

Comunque, tutto questo tempo passato sui libri, che ripeto, non è poi così tanto, mi ha fatto riflettere sull'università, gli esami, le materie di studio. E tutto questo riflettere, mi ha portato ha vagheggiare su alcuni esami opzionali degli opzionali, che è da una settimana che voglio buttar giù, altro che spazio Pollock e semiotica greimasiana.

Sociologia: Al termine del corso lo studente avrà appreso le tecniche base per affrontare le situazioni relazionali tipiche della sua fascia d'età, come l'approccio in discoteca, il litigio con la migliore amica, la discussione con i genitori.

Storia del Teen-pop: Il programma consiste nel ripercorrere le tappe del fenomeno dagli albori a Marco Carta, concentrandosi principalmente sulle boyband e relativi componenti. L'esame scritto vorrà verificare l'effettiva competenza degli studenti in materia; una quesito tipo potrebbe essere: in che data si sono sciolti i Take That?

Psicologia cognitiva maschile: Quali sono i processi cognitivi maschili di base? Come si conduce una ricerca sui soggetti cercando di perdere meno tempo possibile? Cosa è più utile al fine della ricerca tra gli esperimenti in laboratorio (quelli con labirinti e pezzi di formaggio) e l'osservazione nell'ambiente naturale (quello dove il formaggio è a forma di un'altra cosa)?

Economia e gestione dello shopping personale: Gli studenti che frequenteranno le lezioni impareranno come organizzare il cambio degli armadi e anche un vero e proprio metodo per organizzare l'armadio tutto l'anno. Inoltre apprendere utili consigli su come acquistare abiti e accessori invidiabili con meno di 20 euro.

Sarebbe una meraviglia...
Sento che nella vita vera potrebbe servirmi uno di questi corsi, e soprattutto i miei sarebbero contentissimi di pagarmi le rette con prospettive del genere...

Questa foto è Princeton, New Jersey, in cui ha sede una delle università della Ivy League. Mi sembrava chiaro il legame con lo spessore del post...

Thursday, June 26, 2008

Io ccaaantoooo...

Io canto in macchina.
Non c'è un motivo preciso, lo faccio e basta, lo faccio perchè mi piace farlo.

Entro in macchina, mi metto la cintura, accendo il motore, accendo il lettore e parto. In tutti e due i sensi.

Ovviamente canto qualsiasi pezzo che la modalità casuale propone, giacchè sono una virtuosa in quest'arte.

Essendo autodidatta, tra l'altro con ottimi risultati, mi affido al mio orecchio, al mio istinto, senza preoccuparmi d'altro. Canto in macchina e basta.

A dire la verità sembro un po' il Tiziano Ferro di Mai dire Martedì, che dice parole a caso, però il più delle volte è intonato...

Comunque, urlare a squarcia gola in un inglese stentato e a volte proprio inventato non è un'attività considerata di pregio, di classe, insomma.
Per questo motivo, ho fissato una semplice regola che permette il massimo piacere con la minima perdita di spessore sociale.

E' mia convinzione che quando ci si ferma a un semaforo, e non si è i primi della fila, è opportuno abbassare il volume della radio e tacere. Il motivo è presto detto: quello davanti ti vede dallo specchietto. E se è l'uomo della tua vita? Se è il tuo allenatore che già ti considera una svampita? Potrebbe anche essere un perfetto sconosciuto, ma meglio non correre il rischio.

Anche perchè il cantare in macchina potrebbe essere allo stesso livello dello scaccolarsi in macchina, dello schiacciarsi i brufoli in macchina, dell'annuire o negare o comunque muovere la testa da soli in macchina e così via.

Conosco persone che se ne infischiano e cantano anche ferme al semaforo e con lo stereo al massimo, e le ammiro. Certo, almeno scegliere pezzi decenti invece di Roberto Vecchioni (Princess...), o gli N'sync (Cazzona...).

Non sono contraria ne a Vecchioni ne agli N'sync, magari però il buon gusto di interpretarli agli 80 in tangenziale, magari sarebbe apprezzato...

Comunque, qualsiasi sia la tecnica, qualsiasi sia il genere, mi batterò perchè tutti, nel mondo, nell'universo, possano dire senza vergogna: Sì, io cccaaaantooooo...

Friday, June 20, 2008

Second life. Or third, fourth, fifth...

In principio il primo user name, quello della prima casella di posta, è quanto di più prevedibile esista: soprannome e anno di nascita, o nome punto cognome, e viva l'originalità.

Poi, dopo un poco di pratica, serve lo user per Messenger. E vuoi essere banale e scontato ripetendo nome punto cognome? soprannome e anno di nascita? nnoonnoonnnoonnoooo.
Meglio cercare qualcosa di più caratterizzante, di più particolare...qualcosa tipo "verdisperanze", con l'ottima doppia lettura ma abbastanza fastidioso quando ci si scambia il contatto, visto che di caratterizzante non ha poi così tanto.

Poi arriva la necessità della seconda casella di posta, adibita ad account serio, che è quello che lasci al professore, quello che metti nel curriculum. Qui non c'è spazio per tocchi di fantasia, iniziale del nome punto cognome è perfetto...fa molto professional e sembra corrispondere a un nuovo atteggiamento verso la rete, alla presa di coscienza del computer anche come mezzo di lavoro.

Infine è necessario il nick name per l'iscrizione a siti di condivisione foto, video, insomma lo user i momenti di svago, e lì ci si sbizzarrisce, perchè ormai si domina il mezzo in modo assoluto...in questi casi il mio è Rincoprincess, trooooppo simpatico e che uso anche per il bluetooth del cellulare (quando riesco a capire come si accende, appunto perchè domino il mezzo...)

Ho paura che di qui a poco, comincerò ad avere crisi di identità...

Tuesday, June 10, 2008

Wheels of glory

L'altro giorno mi trovavo a raccontare, con grande contentezza degli astanti, della mia carriera sui pattini a rotelle.

Infatti prima di entrare nel magico e soddisfacente mondo del basket, ho fatto parte, anche se per poco, del mondo del pattinaggio.

Il primo paio di pattini che ho indossato, è stato quello da pattinaggio artistico, gli scarponcini bianchi con il tampone di gomma davanti e 4 ruote a due a due.
E' uno sport di fatica, disciplina, costanza, sacrificio e inoltre sarebbe più facile riuscirci se la corporatura aiutasse, con ginocchia forti e resistenti, un busto elastico e leggero, grazia, armonia ed equilibrio nelle braccia.
Questi pochi elementi mi avevano dato le prove che forse, anche se ero giovanissima e con una personalità atletica ancora poco sviluppata, non avevo le caratteristiche giuste per praticare al meglio questo sport.

Ma se la costanza nell'allenamento mi mancava, di certo potevo (posso?) contare su un'abbondante dose di testardaggine e orgoglio, che mi ha permesso di arrivare fino all'ultimo giorno della mia carriera rotante.
Pensandoci dopo tanti anni, il mio problema è stato di avanzamento professionale, per così dire. Infatti nel pattinaggio artistico, quando si padroneggia al meglio un certo salto o un certo passo, si passa al successivo, più complesso e basato sul precedente. Di conseguenza, se non sai fare un salto semplice, non sei in grado di eseguire un doppio salto; se non sai fare bene il seggiolino, non puoi fare bene la pipa.

Purtroppo il mio avanzamento professionale ha subito un grave trauma, dal quale non si è più ripreso. Un triste giorno infatti, durate un allenamento affollato in una palestra con le piastrelle sconnesse, è accaduto un incidente che ha decretato la fine della mia spinta agonistica e alla competizione: per cause mai accertate, mi sono ritrovata a percorrere 15 metri sulle ginocchia, e quando finalmente mi sono fermata ho riportato una distorsione alla caviglia e un livido gigantesco su una chiappa, oltre al danno irreparabile nel mio orgoglio.

Da quel giorno non sono mai più migliorata, non sono mai passata a salti più complessi del salto in avanti (cioè quello eseguito mentre stai andando, senza ulteriori acrobazie o cambiamenti di senso di marcia), e questo ha sancito la fine della mia breve carriera di pattinatrice. Pattinatrice artistica.

Perchè mai stanca di sconfitte e umiliazioni (evidentemente è qualcosa di innato, visto che ho iniziato sin da piccola), ho tentato la carriera di pattinatrice di velocità, ed è stato ancora peggio.
Se non avevo il fisico per eseguire salti leggiadri e mancavo di equilibrio per volteggiare aggraziatamente, era abbastanza ovvio che non avessi nemmeno le caratteristiche aerodinamiche per essere veloce: ricordo che invece di contare i giri di pista che facevo, contavo le volte che quelli bravi mi doppiavano...

E così, piano piano, la fiamma della passione per il pattinaggio agonistico si è spenta, lasciando il posto a quel falò che è la passione per la palla e il cesto...
Ma è stato un bene, dice mia mamma, che tu abbia fatto pattinaggio. Infatti una persona della tua stazz..., ehm, una persona con la tua corporatura, rischiava di essere sgraziata, pesante e senza equilibrio, invece tu...

Magra consolazione

Saturday, May 31, 2008

S.O.S...sono la tata!

Sono gemelli spagnoli di 16 mesi e pesano dagli 8 ai 10 chili.

Xavi ha gli occhi verdi, Sara azzurri.
Xavi non può stare senza ciuccio, fa tanta cacca e tende al mancinismo.
Sara è attratta dalle scale, sbatte la testa dappertutto, e quando le dici "no!" ti guarda con uno sguardo diabolico.

Il papà di lavoro fa il Sommo sacerdote di Dagone, che è amico di Dalila ma mica tanto di Sansone.

La mamma di lavoro fa la moglie del Sommo sacerdote, seguendolo in giro per il mondo.

In 5 ore che sto con loro non mi siedo nemmeno un momento, ma vivono in una casa in cui anche dalla finestra del bagno si domina Bologna per intero.

Ovviamente amo Xavi, che mi dà i bacini sbavucchiosi. Sara mi piace perchè è sveglia e fa poca cacca.

Bellissima esperienza, ma credo che la mia voglia di maternità si esaurirà in queste due settimane...

Friday, May 23, 2008

Mascarpone e consapevolezza

Dopo sogni in cui si verificavano stragi di giocatori di basket (che sciaguraaaaa!!!), ho finalmente preso atto che studiare mi fa tanto male al cervello.

Dunque, l'altra notte non riuscivo a prendere sonno, così mi sono messa a riflettere su di me, la mia vita, le persone che mi circondano e la consapevolezza che queste hanno un'opinione su di me.
Ho l'abitudine di confezionare una metafora su tutto quello di rilevante chi mi fa pensare così, pensa che ti ripensa sono arrivata alla conclusione -metaforizzata- che sapere che vengo giudicata dagli altri, come d'altra parte faccio io, è come il cioccolato sul mascarpone.

Comprendo che la raffinatezza dell'espressione non sia raggiungibile da tutti, pertanto mi accingo a esplicarla. Quando vado al pub con i miei amici (e continua la sequela di riferimenti aulici) ambisco di sovente a una bella (e iper-super-calorica-ma-chi-se-ne-frega-è-sabato-sera) coppa di mascarpone.

In alcuni bistrot questa leccornia viene servita in un'elegante coppa da gelato di vetro, ornata da fragole e frutti di bosco, con tovagliolini intessuti, un cameriere pronto a riportare la delizia in cucina se qualcosa non è di proprio gusto, petali di rose sul tavolo e una soave musica di sottofondo.

Peccato che io e i miei amici in posti così non andiamo mai.

Le nostre mete favorite sono posti in cui se non ti sbrighi a ordinare il cameriere ti guarda male e se ne va, se non hai i soldi contati - perchè si paga in anticipo e niente scherzi - lo stesso cameriere continua a guardarti male e magari ti fa aspettare per la seconda ordinazione, e la musica di sottofondo probabilmente è una gara di rutti che si svolge nel tavolo di fianco.
In luoghi così però continuiamo ad andarci perchè quando chiedo il mascarpone, mi arriva una ciotola senza fondo ricoperta di cacao amaro e con i pezzettoni di cioccolato in mezzo.
Esiste meraviglia più goduriosa di questa??!?!?(domanda retorica, non serve risposta...)

Ma perchè la consapevolezza del giudizio delle persone la associo al cioccolato nel mascarpone?
Perchè secondo me se il mascarpone fosse liscio, senza pezzettoni nè spolverata sopra, o peggio ci fosse la frutta, sarebbe sì buono, sì calorico, ma mai quanto con il cioccolato, no?!?!

E così la mia vita. Senza sapere che qualcuno ha un'alta opinione di me, qualcun altro proprio non mi può vedere e addirittura qualcuno che spero abbia un'opinione su di me, in realtà non ne ha neanche mezza, senza sapere tutto questo, il grande pranzo della vita non sarebbe godurioso come è . E' come il sale della vita. Solo che è cioccolato.

E qui termina il post...fa molto Forrest Gump, ma molto meglio che sognare trapassi di giocatori di basket.

Avevo avvertito che lo studio mi provoca effetti insani...